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Pirgo: chiesto un risarcimento da 350mila euro

Pirgo: chiesto un risarcimento da 350mila euro

La ElemarTirreno non ha dubbi: ingenti i danni scaturiti dalla decisione del Pincio di revocare in autotutela gli affidamenti pluriennali delle spiagge libere centrali. Mario Benedetti: "Tante le spese sostenute per presentare il progetto: preclusa anche la possibilità di partecipare ad altre iniziative"

CIVITAVECCHIA – Un danno da 350mila euro. È quanto la ElemarTirreno srl ha chiesto al Comune di Civitavecchia come risarcimento per la mancata gestione del Pirgo. Ad oggi, infatti, 25 luglio, le uniche spiagge libere in centro città, raggiungibili anche a piedi, sono un deserto. Senza servizi, senza assistenza, senza pulizia adeguata, senza alcuna attività che possa attrarre cittadini e turisti. Ritardi, burocrazia, problemi vari, colpe di un ente piuttosto che di un altro, amministrazioni poco dialoganti, scarsa programmazione, autorizzazioni scadute, bandi che complicano la situazione. Una serie di elementi che portano ad un’unica certezza: e cioè che quella attuale sarà un’altra estate senza stabilimenti. E la questione ha i suoi strascichi legali. Il ricorso al Tar contro la decisione del Pincio di revocare in autotutela gli affidamenti pluriennali per Pirgo, ex Dopolavoro ferroviario, Marina e Piazza Betlemme. Ed oggi la quantificazione del risarcimento danni chiesto da Mario Benedetti, che per diversi anni ha gestito la spiaggia del Pirgo. Una richiesta ingente, 350mila euro, «per i danni arrecati – ha spiegato – per le spese sostenute ed i consulenti incaricati di redigere e presentare il progetto, fideiussioni e perdita per la società stessa». 
Già perché, come ricorda Benedetti, per partecipare a quel bando e per cercare quindi di aggiudicarsi l’affidamento del tratto di spiaggia interessato, la ElemarTirreno non ha partecipato ad altre gare. 
«Ci siamo preclusi la possibilità di guardare oltre ed investire su altri progetti – ha aggiunto – e questo è stato il risultato. Ci troviamo con una difficoltà evidente. Con questa decisione il Comune non ha danneggiato solo un imprenditore civitavecchiese, ma anche la cittadinanza ed il turismo». 
Chi vuole usufruire delle spiagge libere centrali – e spesso sono famiglie ed anziani – deve portarsi ombrellone e lettini, borsa frigo ed acqua. Ed i crocieristi che non vogliono recarsi a Roma e rimanere in città, godendo magari di qualche ora di sole, difficilmente possono farlo.    
La società ha quindi voluto chiedere un risarcimento dei danni subiti direttamente al Comune, convinta che gli errori siano stati compiuti proprio dagli uffici del Pincio, mettendo in secondo piano il fatto che la Soprintendenza abbia di fatto bocciato le norme regionali in materia di concessione di arenili, sottolineando che sulle coste non è possibile prevedere costruzioni fisse. Costruzioni previste invece dal bando, con possibilità per i vincitori di poter installare strutture fisse per bar o punti ristoro. Il Comune, infatti, secondo Benedetti era a conoscenza da tempo della volontà della Soprintendenza, ma avrebbe chiesto ulteriori integrazioni ai partecipanti «facendoci spendere ulteriori soldi. Da qui – aveva spiegato qualche settimana fa – la decisione di ricorrere al Tar». E da qui la decisione, quindi, di chiamare in causa il Pincio quantificando il danno arrecato.

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