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Falzacappa, chiuso il contenzioso

Falzacappa, chiuso il contenzioso

La Corte d’Appello di Roma ha rigettato il ricorso presentato dalla famiglia contro la Stas I preziosi documenti  restano in custodia presso la Società tarquiniense d’arte e storia

TARQUINIA – Si è conclusa dopo 16 anni la causa tra la Stas e i Falzacappa per il possesso dell’omonimo archivio, contenente documenti di una certa rilevanza quali bolle papali, mappe, carteggi privati, incunaboli, il manoscritto di Mutio Polidori e altro. Documenti databili dal 1.100 in avanti, di cui la famiglia rivendicava la proprietà accusando il sodalizio tarquiniese di illegittima appropriazione e detenzione, nonché di aver percepito denaro dalla pubblica amministrazione per la detenzione e l’utilizzo di detti beni, chiedendo un risarcimento danni pari a 250.000 euro. Il contenzioso iniziato nel 2002 (prima la denuncia penale conclusa con il decreto di archiviazione, poi quella civile), vedeva citati in causa oltre alla Stas, Vanda Di Carlo e Caterina De Cesaris difese dall’avvocato Giulio Piras; dopo la prima sentenza sempre a favore della Stas, i Falzacappa sono ricorsi in appello nel 2009. Il processo, dichiarato interrotto nel gennaio del 2017, a seguito del decesso di Caterina De Cesaris, è stato riassunto con ricorso nei confronti del solo sodalizio tarquiniese, ma con la sentenza 4378 del 10 luglio 2018, la Corte d’Appello di Roma ha nuovamente rigettato l’appello proposto dai Falzacappa, ritenuto basato su accuse infondate. 
A rappresentare l’associazione per tutto l’iter processuale, l’avvocato Emanuela Cappellacci, la quale con la ben nota sagacia e la competenza che contraddistinguono il suo operato, ne ha difeso i diritti adducendo le giuste motivazioni al possesso e che, è proprio il caso di dirlo, ‘‘honoris causa’’ figura nell’elenco dei soci sostenitori. L’archivio storico della famiglia Falzacappa, custodito dalla Stas presso la propria sede dai primi anni ‘70, è stato dichiarato di notevole interesse storico con decreto in data 4 gennaio 1983 dalla competente Soprintendenza, che nel 2001 ha poi provveduto alla catalogazione. 
Nel corso degli anni, la Stas ha sottoposto i documenti a ripetuti interventi di restauro, fino agli ultimi condotti con l’ausilio dei tecnici dell’Università della Tuscia e dei Musei Vaticani, che sono valsi al sodalizio l’assegnazione nel 2012 dell’Italian Heritage Award, premio internazionale per la valorizzazione di beni culturali. 
«Nel corso di quest’ultimo anno – spiega il presidente Alessandra Sileoni – abbiamo tentato di mediare con la famiglia senza risultato, per fare comprendere agli eredi Falzacappa che l’onere di conservazione su un fondo così poderoso di documenti, trattandosi peraltro di materiali già sottoposti a vincolo dalla Soprintendenza archivistica del Lazio, quindi indivisibili, inalienabili e non trasferibili, comporta degli obblighi quali quello della pubblica fruizione piuttosto gravosi da gestire in privato. Dopo quasi venti anni di causa, con illazioni che hanno inevitabilmente inficiato l’immagine di entrambe le parti, non ci sono né vincitori né vinti. Forse l’unica nota positiva è che per una volta a imporsi è stata realmente la cultura, dato che questi materiali rimarranno a disposizione di chiunque voglia consultarli presso la nostra sede, senza proprietari bensì custodi che ne assicurino la preservazione per le future generazioni di studiosi». 
 

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