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Omicidio Vannini, i legali della famiglia Ciontoli ricorrono in Appello

Omicidio Vannini, i legali della famiglia Ciontoli ricorrono in Appello

Chiesto l'omicidio colposo per Antonio Ciontoli e l'assoluzione della moglie Maria Pezzillo e dei figli Federico e Martina

LADISPOLI – Dopo il Pm D’Amore anche i legali della famiglia Ciontoli hanno deciso di presentare ricorso contro la Sentenza di primo grado che ha condannato, nel caso dell’omicidio di Marco Vannini, Antonio Ciontoli a 14 anni per omicidio volontario e a 3 anni i suoi familiari, la moglie Maria Pezzillo e i figli Federico e Martina. (agg. 31/08 ore 15.10) segue

LA POSIZIONE DI ANTONIO CIONTOLI. I legali della famiglia, come già preventivato a poca distanza dalla lettura della sentenza da parte dei giudici della Corte d’Assise di Roma, hanno sostanzialmente riproposto tutte le “incongruenze” rilevate durante il dibattimento, relativamente alla ricostruzioner dei soccorsi fatta dal collegio dei periti nominata dalla Corte. Ancora una volta gli avvocati Andrea Miroli e Pietro Messina puntano i riflettori sulla sentenza ThyssenKrupp. La corte, a loro modo di vedere, avrebbe ignorato “una svolta – ha spiegato Messina – rispetto le nozioni pregresse, sulla previsione dell’evento che non appare più come elemento determinante per stabilire la volontà dell’evento morte”. Nel ricorso dunque, i due legali ribadiscono ancora una volta come non fosse volontà di Antonio Ciontoli far morire Marco (chiedendo dunque che da omicidio volontario si passi all’accusa di omicidio colposo). (agg. 31/08 ore 15.40)

LA POSIZIONE DI MARIA PEZZILLO, FEDERICO E MARTINA CIONTOLI. Per i due avvocati da rivedere è anche la posizione dei tre componenti della famiglia Ciontoli, condannati a tre anni per omicidio colposo. “La sentenza – ha infatti spiegato Messina – a nostro giudizio è molto contradditoria. Da una parte si esclude la consapevolezza della situazione così come si poteva rappresentare al capofamiglia e dall’altra attribuisce a questa, un mancato intervento o delle mancate sollecitazioni rispetto a quello che era successo”. Insomma, se effettivamente Martina, Federico e Maria Pezzillo non erano a conoscenza dello sparo di pistola, per i legali, a loro non si potrebbe imputare il non aver fornito “informazioni precise ai sanitari su come si era arrivati al ferimento”. “Abbiamo sottolineato – ha proseguito l’avvocato Messina – che se è vero, come ha dimostrato il dibattimento, che i famigliari non avevano la consapevolezza di quanto accaduto, non avevano responsabilità e alcuna posizione di garanzia rispetto alla necessità di sollecitare, di precisare i contorni della vicenda ai sanitari”. A loro potrebbe essere addebitata “l’omissione di soccorso, ma non certamente un valore nel nesso di causalità tra il ferimento e l’evento morte”. Nel ricorso in Appello dunque i due legali hanno chiesto l’assoluzione di Martina, Federico e Maria Pezzillo e in subordine l’omissione di soccorso. (agg. 31/08 ore 16)

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