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Barriere architettoniche, Peba ancora al palo

Barriere architettoniche, Peba ancora al palo

‘‘Il Paese che vorrei’’ torna a chiedere l’attuazione dei piani a distanza di cinque anni dall’approvazione della mozione

SANTA MARINELLA – Continua imperterrita la battaglia che da anni vede impegnati gli aderenti alla lista ‘‘Il Paese che vorrei’’, a favore dell’abbattimento delle barriere architettoniche. «I piani per i Peba e i Pisu – dicono dal Paese che Vorrei – sono stati oggetto di una mozione che è stata approvata del dicembre del 2013. Sono passati 5 anni ed è assurdo che non si sia riuscito a fare nulla». (agg. 07/09 ore 21.33) segue

“INCRESCIOSA LA SITUAZIONE DI SANTA MARINELLA”. «L’argomento è stato sollecitato numerose volte, ma mai nulla. Si è parlato dell’incresciosa realtà di Santa Marinella anche in occasione del Disability Pride, per cui definiamo la situazione di Santa Marinella incresciosa perché, a tutti gli effetti, la nostra è una città inaccessibile. E lo è per i disabili motori, per i disabili sensoriali, per i disabili psichici, per i disabili temporanei, per gli anziani e anche per tutte quelle persone che hanno disagi dovuti anche a momenti felici della loro vita, vedi quei genitori che vanno in giro con i passeggini. Sono inaccessibili le sedi comunali, è inaccessibile il sito comunale, sono inaccessibili i luoghi pubblici, sono inaccessibili i mezzi pubblici, sono inaccessibili le spiagge, è inaccessibile la società. Per un disabile, le barriere più difficili da superare sono proprio quelle che alza la società in cui vive. E una realtà come quella di Santa Marinella è una realtà respingente”. (agg. 07/09 ore 22)

LA DENUNCIA. “Non c’è disabilità peggiore – proseguono i militanti del gruppo politico – da quella che crea la società. E davvero non si tratta di fermarsi a considerare la fruibilità o meno dei luoghi. Se non si considera il fatto che ogni luogo privato, ogni servizio negato, ogni diritto calpestato è una privazione di libertà e equivale a disconoscere il concetto di pari opportunità e uguaglianza dei cittadini, si è molto lontani da comprendere il problema. Lo spirito che muoveva la mozione del 2013 era proprio questo: analizzare il problema in maniera organica, in tutta la sua complessità”. “Forse la nostra città non è ancora pronta a un approccio del genere – conclude il Paese che Vorrei – ma nel resto d’Italia è obbligatorio dal 1987. Spero proprio che l’amministrazione decida di prendere seriamente in considerazione il problema e non se ne lavi le mani come già fatto troppe volte in passato dalle Giunte che l’hanno preceduta. (agg. 07/09 ore 22.30)

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