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Via Trieste, una landa desolata

Via Trieste, una landa desolata

La ‘‘Terza strada’’ rischia di pagare a caro prezzo le conseguenze dell’ordinanza Ztl. Un’area che già soffre da anni ora rischia di rimanere isolata. Il grido d’allarme dei commercianti. IL VIDEO

CIVITAVECCHIA – Non è interessata direttamente dall’ordinanza con la quale, da ottobre, dovrebbe entrare in vigore l’isola pedonale in via Stendhal e la Ztl in via Granari e via Monte Grappa. Ma rischia seriamente di pagarne gravi conseguenze, rimanendo isolata ancora più di quanto non lo sia ora. Via Trieste è in sofferenza da anni. Lo dicono i residenti, e lo hanno urlato negli anni i commercianti, oggi delusi ed amareggiati. Perché ancora una volta vedono calare dall’alto un’iniziativa che va ad inficiare sul loro lavoro; senza che nessuno li abbia avvertiti o informati.

“Questa ordinanza – ha spiegato Antonella – va ad inglobare anche via Trieste, pur non citandola, e di fatto la isola anche se rimane aperta al traffico e alla sosta”. Impossibile infatti entrare da via Stendhal, così come ad oggi non si potrebbe entrare neanche da piazza Vittorio Emanuele, essendoci un obbligo di svolta a sinistra. L’unica via di accesso rimarrebbe via Giusti, da monte verso mare, attraversando vicoli e stradine del centro storico. “E così – ha aggiunto Antonella Pais – si va ad congestionare ancora di più il traffico su corso Marconi, oggi asfissiato. Via Trieste, che già è alle prese con p r o b l e m i endemici, vive un m o m e n t o di forte depressione, specie dal punto di vista commerciale. I turisti neanche ci passano, non la conoscono proprio. Non ci sono strutture, manca una corretta illuminazione, chi entra da via Giusti è accolto da cassonetti maleodoranti e dal “gallinaio”, quel parcheggio chiuso da una rete fatiscente. Provvedimenti del genere, certo, non aiutano”.

Secondo Annalisa Tomassini il problema dell’accesso sarebbe comunque di semplice soluzione, con la rimozione del divieto in piazza Vittorio Emanuele e ripensando alla ztl di via Stendhal. Ma ad una condizione, e cioè che anche “l’associazione dei commercianti faccia sentire la sua voce, dimostri – ha spiegato – di esserci, di essere viva. Non è pensabile, soprattutto in questa difficile fase storica, che i commercianti siano lasciati soli anche in queste piccole cose per le quali ci si deve soltanto interfacciare con l’amministrazione comunale”. Ma sono proprio i rapporti con il Pincio a non andare. Un’ordinanza del genere, infatti, ha messo in evidenza ancora di più lo scollamento spesso lamentato proprio con l’amministrazione. “Non capisco il motivo di questa decisione – ha tuonato Piera Sposito – dobbiamo chiudere? Ce lo dicesse il Comune. Siamo stanchi, è una lotta continua e quotidiana. Non siamo mai riusciti ad avere un confronto, non sono aperti al dialogo: anzi, abbiamo ricevuto porte in faccia. Non ci sono mai alternative alle loro decisioni, dobbiamo subire e basta. Ma siamo stufi. Un’ordinanza come questa è assolutamente negativa; così veniamo completamente isolati”.

Insomma, non bastano due bancarelle e qualche evento una volta all’anno, come accade in questi giorni con “Per..corsi”, per accendere i riflettori su quella zona. I commercianti, specie quelli di via Trieste, hanno bisogno di altro. Di un’attenzione diversa, di risposte e di iniziative concrete.

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