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Civitavecchia tra i siti industriali più inquinati

Civitavecchia tra i siti industriali più inquinati

Il dottor Pietro Comba dell'Istituto superiore di sanità disposto ad includere il comprensiorio all'interno dello studio epidemiologico "Sentieri". Il medico Isde Giovanni Ghirga, che aveva posto il problema, si dice soddisfatto: "Siamo riusciti a far riconoscere la sofferenza della popolazione locale"

CIVITAVECCHIA – “È doveroso considerare l’esigenza di prevedere modalità di lavoro che rendano utilizzabili le procedure messe a punto da “Sentieri” in contesti territoriali nei quali un danno alla salute associato all’inquinamento ambientale sia ipotizzabile o addirittura accertato, come nel caso di Civitavecchia”. È il passaggio chiave della risposta inviata dal dottor Pietro Comba, dell’Istituto Superiore di Sanità, al dottor Giovanni Ghirga, medico Isde che aveva evidenziato come risultasse incomprensibile che il comprensorio di Civitavecchia non fosse stato incluso nel “Sentieri”, lo studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio di inquinamento, avviato nel 2007 nell’ambito del Programma strategico nazionale “Ambiente e salute”, coordinato dall’Istituto superiore di sanità e finanziato dal Ministero della salute.

Con questa risposta, di fatto, si è riusciti “a far riconoscere – come spiegato dal dottor Ghirga – la sofferenza della popolazione del comprensorio di Civitavecchia”.

La richiesta del medico Isde, infatti, ha posto una questione importante. “Ci sono aree del Paese altamente inquinate, e nelle quali è stato accertato un effetto sulla salute delle esposizioni ambientali, che tuttavia – ha spiegato Pietro Comba – non sono oggetto di un’attività sistematica di sorveglianza epidemiologica quale quella rappresentata dal progetto Sentieri. Questa situazione è determinata dal fatto che lo studio dell’impatto sanitario della residenza nei siti contaminati richiede una definizione univoca e a priori dei siti in esame, che per il nostro Paese è disponibile solo nell’ambito della normativa sull’inquinamento delle matrici suolo e falda, con riferimento al riconoscimento dei Siti di interesse nazionale per le bonifiche, sulla base di precisi indirizzi comunitari”. E su questo si è basato il progetto, che ora ha intenzione di allargare i propri confini. “Questo obiettivo – ha aggiunto Comba – può essere perseguito nella prospettiva di costruire un sistema di osservazione permanente dell’impatto sanitario dei siti contaminati, ovviamente a livello nazionale. Ciò richiede una stretta collaborazione fra istituzioni centrali, regionali e locali con compiti di protezione dell’ambiente e di tutela della salute, nonché sinergie con la società civile, in particolare con le amministrazioni locali, l’associazionismo e i media, nel rispetto dell’autonomia di ognuno, ma con la condivisione di un’impostazione tecnico-scientifica accreditata e di un approccio etico fondato sulle nozioni di equità e trasparenza”.

Nella sua lettera lo stesso Ghirga aveva evidenziato problemi e criticità non di poco conto. Descrivendo il comprensorio di Civitavecchia, infatti, aveva parlato di “un’area industriale che ha beneficiato solo recentemente, dalla fine del 1998, della riduzione delle emissioni derivate dall’ambientalizzazione delle centrali termoelettriche. Tali emissioni – ha sottolineato – ammontavano ancora nel 1997 a ben 52.812 t/a di ossidi di zolfo, 41.177 t/a di ossidi di azoto, e 2.632 t/a di polveri. In questo comprensorio non si può escludere che le emissioni del passato (oltre 50 anni di pesante inquinamento industriale) abbiano comportato un impatto sulla salute umana che non si è ancora completamente manifestato. Il problema non è solo la presenza di uno dei più grandi poli energetici, ma anche l’inquinamento legato a un intenso traffico navale e stradale che ha contribuito nei decenni a compromettere lo stato di salute della popolazione locale. Infatti, i dati sulla salute stessa degli abitanti hanno ripetutamente confermato un eccesso di mortalità e morbilità per varie patologie potenzialmente riconducibili all’esposizione cronica all’inquinamento ambientale”.

E ha ricordato come nel 2006, l’Agenzia di sanità pubblica della Regione Lazio abbia messo in evidenza nel comprensorio di Civitavecchia (periodo di riferimento: 1997-2004) un aumento della mortalità per cancro al polmone, alla pleura e un aumento dei casi di asma infantile e di insufficienza renale cronica.

“Nel 2010, la stessa Agenzia regionale (periodo di riferimento: 1996-2008) ha rilevato, tra gli uomini – ha aggiunto –  una maggiore frequenza di persone ospedalizzate per malattie polmonari croniche. Per le cause tumorali, gli uomini presentavano un eccesso di mortalità per i tumori totali e, in particolare, per il tumore polmonare, della pleura e del tessuto linfoematopoietico. Tra le donne è stato osservato un eccesso di persone ricoverate per tumore alla mammella. La popolazione residente nel comune di Civitavecchia nel periodo 2006-2010 presentava un quadro di mortalità per cause naturali (tutte le cause eccetto i traumatismi) e per tumori maligni in eccesso di circa il 10% rispetto alla popolazione residente nel Lazio nello stesso periodo; l’analisi del ricorso alle cure ospedaliere confermava sostanzialmente il quadro delineato dallo studio della mortalità”. Da qui quindi la necessità, secondo Ghirga “nel rispetto dei cittadini residenti nel comprensorio di Civitavecchia, che quest’area – ha concluso – sia inclusa nella valutazione dell’incidenza del danno alla salute nei territori italiani più inquinati, con successive integrazioni allo studio Sentieri”. Richiesta condivisa appunto dal dottor Pietro Comba dell’Istituto superiore di sanità.

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