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Processo Vannini, Miroli e Messina: ''La perdita di sangue è avvenuta all'interno del corpo del ragazzo''

Processo Vannini, Miroli e Messina: ''La perdita di sangue è avvenuta all'interno del corpo del ragazzo''

I legali della famiglia Ciontoli replicano all'avvocato Gnazi. «Non esiste alcun elemento probatorio che acclari un’opera di pulizia della vasca da parte degli imputati»

LADISPOLI – «Marco perde in quella casa un litro e mezzo di sangue». A dirlo nel corso di un’intervista rilasciata sulle colonne del nostro quotidiano è stato il legale della famiglia Vannini, l’avvocato Celestino Gnazi. Per il legale «si tratta di una prova assunta nel contraddittorio del dibattimento», avvalorata dalle considerazioni del professor Gaudio che «non sono mai state né smentite né contraddette da alcuno né gli sono state fatte altre domande sul punto». Affermazioni quelle rilasciate dall’avvocato Gnazi che hanno trovato la ferma opposizione da parte dei legali della famiglia Ciontoli che sono tornati a ribadire come in casa non siano state trovate altre tracce ematiche all’infuori della goccia di sangue repertata. (Agg. 27/09 ore 7.34) segue

“IL SANGUE FUORIUSCITO E’ STATO VERAMENTE ESIGUO”.

Avvocati Miroli e Messina nei giorni scorsi ci si è nuovamente soffermati sulla perdita di sangue da parte di Marco. Un litro e mezzo. Una quantità tale da non poter passare inosservata per i familiari del ragazzo e per il loro legale, l’avvocato Celestino Gnazi che è tornato a ribadire come “nessuno della famiglia Ciontoli poteva ignorare che la ferita di Marco era stata causata da un proiettile” e che anzi “tutti si erano lucidamente attivati per la pulizia della scena del crimine”. Affermazioni che contrastano con quanto affermato da voi? Perché? Che cosa non quadra?

In qualità di legali della famiglia Ciontoli siamo rammaricati nel constatare che, ancora una volta, sebbene vi sia una sentenza di primo grado, si persista nel divulgare informazioni e circostanze sulla tragica vicenda palesemente false e destituite di qualsivoglia riscontro processuale.
E sorprende ancor di più che a fornirle pubblicamente contribuisca il Collega dei familiari, il quale vorrebbe far dire al Prof. Gaudio cose che non si è mai sognato di dire: è vero che lo stesso Professore nel corso dell’audizione in dibattimento, su specifica domanda del PM, ha affermato che nel tempo trascorso dopo il ferimento e prima dell’arrivo dei soccorsi il cuore del povero Marco (secondo un suo calcolo approssimativo) poteva aver perso “tra un litro e mezzo e due litri di sangue”, ma non ha mai affermato che tale quantità di sangue fosse fuoriuscita dalla ferita riportata al braccio. Infatti gli stessi consulenti del PM, Cipolloni e Gaudio, non hanno mai smentito quanto è dato leggere a pag. 20 della loro consulenza e confermato nella stessa perizia collegiale a pag.24: il sangue fuoriuscito dalla ferita al braccio di Marco è stato veramente esiguo (al punto che nessuno si poteva accorgere della gravità delle lesioni), e ciò ha trovato una spiegazione dal punto di vista scientifico nell’immediata chiusura della ferita subito dopo l’ingresso della pallottola nel braccio; poi nell’attraversare il torace il colpo ha provocato la grave emorragia interna, che ha causato la morte del ragazzo.
La perdita di un litro e mezzo di sangue infondatamente ricordata dal Collega è avvenuta all’interno del corpo del giovane e non certamente all’esterno.
Ciò spiega con tutta evidenza perché in casa Ciontoli non sono state rinvenute altre tracce di sangue oltre quello repertato, il solo, per le ragioni scientifiche sopra rappresentate, ad essere realmente fuoriuscito dal corpo di Marco.
Perciò, è evidente che stante l’assenza di una copiosa fuoriuscita di sangue gli imputati non abbiano potuto percepire la gravità della situazione, men che meno la portata dell’emorragia interna, affatto percepibile ad occhio nudo, come peraltro acclarato dalla sentenza di primo grado ed ignorato dal Collega. (agg. 27/09 ore 8)

“PULIZIA DELLA VASCA, NON ESISTE ALCUN ELEMENTO PROBATORIO”

Come mai dunque la vasca dove Marco è stato ferito, come affermato dall’avvocato Gnazi, “fu addirittura trovata pulita come quella di un hotel a 5 Stelle”?

Siamo curiosi di sapere dal Collega da quale dato processuale ha dedotto quanto da lui spacciato per veritiero, ossia che gli imputati avrebbero provveduto a “pulire” la vasca, posto che, come sopra argomentato il sangue non è uscito esternamente, se non in maniera esigua.
La verità è che non esiste alcun elemento probatorio che acclari un’opera di pulizia della vasca da parte degli imputati.
Perciò, l’ipotesi avanzata dall’Avv. Gnazi, oltre a costituire una mera chiacchiera da talk show destituita di ogni fondamento, rappresenta anche una distorsione evidente delle emergenze processuali, deontologicamente inopportuna, poiché propalata da un legale, il quale, quantomeno, dovrebbe misurare con maggiore attenzione la portata delle proprie assurde affermazioni, soprattutto in presenza di dati processuali che le smentiscono palesemente.

Si puntano i riflettori anche sulla tempistica e sulla grande quantità di perdita di sangue da parte del ragazzo. Se è stato appurato, come affermato anche dal professor Gaudio che Marco aveva perso un litro e mezzo di sangue “dopo un’ora e mezza” dallo sparo, come mai non sarebbero state trovate tracce in casa?

La risposta a questa domanda rimanda a quella fornita per la prima.
In casa non sono state trovate tracce ematiche perché non vi è stata un’emorragia esterna, bensì solamente interna.
D’altronde, per non cadere nuovamente in errore sarebbe bastato rileggere le dichiarazioni rese a dibattimento dai consulenti e dai periti escussi, i quali, tutti, certificavano univocamente e scientificamente l’esiguità della perdita esterna di sangue.
Colpisce, pertanto, l’approssimazione con cui l’Avv. Gnazi ha interpretato le dichiarazioni rese a dibattimento dal dott. Gaudio, consulente del PM: “Alla udienza del 13 marzo 2017 sono stati esaminati i periti del Pubblico Ministero. Il Prof. Carlo Gaudio, rispondendo ad una specifica domanda della Dr.ssa D’Amore («Quanto sangue ha perso prima dei soccorsi, si può affermare indicativamente?») è stato assolutamente inequivocabile. Ha prima ricordato, come diceva Lei, che in sede autoptica era stato verificato un versamento ematico interno di «un complesso di sei litri di liquido». Ha precisato, poi, che, a partire «dalla mezzanotte e quarantacinque» Marco fu sottoposto a «terapie infusive» (gli veniva, cioè iniettato del liquido) una prima volta per 750 cc. e poi «viene di nuovo infuso con altri due litri …. un litro e mezzo di liquidi». Considerato, dunque che il «volume circolante (cioè il sangue all’interno del corpo di Marco prima del ferimento) è cinque litri e mezzo», dovevano essere aggiunti i liquidi infusi per un totale di «sette litri e cinquanta, otto litri». Dedotta la quantità di liquidi (non interamente formati da sangue) rinvenuta in sede autoptica, il Prof. Gaudio ha inevitabilmente e con assoluta chiarezza concluso che «diciamo fossero stati persi a quell’epoca dopo un’ora e mezza circa tra un litro e mezzo e due litri di sangue”.
Il ragionamento dell’Avv. Gnazi si basa sull’erronea comprensione di quanto riferito dai consulenti tecnici a dibattimento: il Collega, nella sostanza, afferma che poiché il sangue circolante nel corpo di Marco era di circa sei litri e considerato che durante le operazioni di soccorso espletate al Pit di Ladispoli erano stati infusi nell’organismo circa un litro e mezzo di liquidi, ergo Marco avrebbe dovuto avere sette litri e mezzo tra sangue e i predetti liquidi e dato che, invece, in sede autoptica ne sono stati rinvenuti solamente sei tra sangue e liquidi iniettati, allora se ne doveva dedurre che mancava all’appello un litro e mezzo di sangue che sarebbe quindi fuoriuscito esternamente.
Ma il grossolano errore in cui è caduto il collega è stato quello di ritenere che il litro e mezzo di sangue asseritamente mancante fosse andato perso esternamente, quando in realtà è stato rinvenuto dopo il decesso proprio all’interno della cavità toracica di Marco, evento che ha causato la morte del ragazzo per emorragia interna, dato cristallizzato dal processo di primo grado e fatto proprio dalla Corte d’Assise di Roma nella sentenza emessa. (agg. 27/09 ore 9)

 

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