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''Un siparietto comico in una vicenda tragica''

''Un siparietto comico in una vicenda tragica''

OMICIDIO VANNINI. La replica del legale di mamma Marina alle dichiarazioni degli avvocati dei Ciontoli. L’avvocato Celestino Gnazi  fa alcune  brevi osservazioni su quattro aspetti  che  riguardano gli accertamenti tecnici,  la perdita di sangue, le risultanze peritali e la vasca da bagno pulita

CERVETERI – L’avvocato Celestino Gnazi, legale di Marina Conte, mamma di Marco Vannini, replica alle dichiarazioni dei legali della famiglia Ciontoli facendo alcune brevi osservazioni su quattro aspetti che abbiamo  così identificato: ‘’Accertamenti tecnici’’, ‘’Perdita di sangue’’, ‘’Risultanze peritali’’ e ‘’Vasca da bagno pulita’’.
«Leggo le dichiarazioni dei Colleghi Miroli e Messina, oggi (ndr. ieri) riportate dal Vs Giornale, e mi spiace rilevare il loro evidente nervosismo – inizia così l’avvocato Gnazi – Se fossero stati sereni, in disparte i toni del tutto fuori luogo, si sarebbero maggiormente attenuti ai dati processuali e non lasciati andare a ricostruzioni fantasiose che, invece, attribuiscono agli altri.
In tutta serenità e senza polemiche fuori luogo, rilevo che a me non piacciono (e non accuso nessuno di usare queste modalità) le ricostruzioni prolisse ed involute. Ritengo preferibile la chiarezza e la sintesi. E soprattutto i contestuali riferimento e citazione dei dati processuali.
Ed allora (necessariamente replicando alle sorprendenti esternazioni del Colleghi), mi limito ad alcune brevi osservazioni». (agg. 28/09 ore 10) segue

Accertamenti tecnici. «Non posso non rammentare che gran parte dell’istruttoria del primo grado è stata impegnata dagli accertamenti tecnici relativi alla possibilità di salvare Marco in caso di tempestivi soccorsi, come sempre e da subito avevo sostenuto. Ebbene, persino i tecnici degli imputati non hanno mai escluso tale possibilità (come ha ricordato anche la sentenza di primo grado), eppure la difesa degli imputati ha insistito a lungo nell’affermare che vi fossero le evidenze scientifiche (!) del contrario. Legittima qualsiasi affermazione, per carità, però, la detta esperienza avrebbe dovuto imporre, quantomeno, di evitare di impartire lezioncine agli altri sul come interpretare gli accertamenti peritali».  
Perdita di sangue. «Gli avvocati Messina e Miroli affermano che risulterebbe «dal punto di vista scientifico» la «immediata chiusura della ferita subito dopo l’ingresso della pallottola» e che oltre al pochissimo sangue repertato, non ve sarebbe altro «realmente fuoriuscito dal corpo di Marco». A sostegno di tale miracolistica (non credo si possa definire diversamente) interpretazione, i Colleghi (sorvolando sulle risultanze dell’esame dibattimentale) citano la p. 20 della Perizia Cipolloni-Gaudio. Ebbene, in quella pagina, i Periti sostanzialmente dicono (ma il dato è pacifico e nessuno ha mai sostenuto il contrario) che il sanguinamento esterno non era massivo (era «esiguo») e concludono affermando che «l’emorragia è maggiormente concentrata all’interno». Cioè: nella maggior parte all’interno e nella minor parte (se la lingua italiana ha ancora un senso) all’esterno. Ma questo era ovvio: altrettanto ovvio che vi sia stata una emorragia esterna, che il Prof. Gaudio, a specifica domanda del PM, ha quantificato in un litro e mezzo/due litri di sangue. Spiace dover ricordare ai Colleghi che la sentenza di primo grado ha «acclarato» che si trattava di una «ferita sanguinante» causata da uno sparo. Non so se lo hanno ‘‘ignorato’’. Si deve, dunque ritenere assolutamente certa (anche prescindendo dalla quantificazione) una emorragia esterna». 
Risultanze peritali. «In ordine alle risultanze peritali sono costretto ad evidenziare ai Colleghi che i «ragionamenti» non sono miei ma del Prof. Gaudio. E che mi sono limitato a riportare quanto dal medesimo verbalizzato (senza che gli sia stata posta alcuna domanda a chiarimento o contestazione) alla udienza del 13.3.2017. Piaccia o non piaccia. Interpretazione «approssimativa, erronea comprensione»? Per vero, quella che non si capisce è la diversa visione dei Colleghi, ai quali mi limito a ricordare (ma confido che lo sappiano meglio di me) che la prima regola interpretativa è che ‘‘verba interpretanda sunt secundum propria verborum significatione”: un concetto poco complicato, insegnato dalla intramontabile saggezza dei Maestri romani, secondo i quali il significato da dare alle parole è, in primo luogo, quello letterale».
Vasca da bagno pulita. «Sulle condizioni della vasca in cui venne ferito Marco: gli avvocati Miroli e Messina hanno usato un linguaggio inappropriato sia al ruolo che al decoro. Il sintomo, come dicevo all’inizio di un nervosismo eccessivo, comprensibile ma non giustificabile.
Ebbene, anche in questo caso evidenzio alcuni dati inoppugnabili (senza neppure insistere su quanto riferito dal Prof. Gaudio per non innervosire nessuno) e cioè: – Marco è stato ferito da una ferita d’arma da fuoco mentre era nella vasca ed aveva il corpo completamente bagnato; – la ferita era (in modo modesto o meno) «sanguinante» (non lo dico io, lo dice il senso comune e comunque, a p. 29, la sentenza di primo grado); lo stesso Antonio Ciontoli, interrogato dal PM il giorno successivo, riferisce di aver «tentato di bloccare la fuoriuscita di sangue con le mani». Bene, a tacer d’altro e considerato anche che l’acqua ha avuto un effetto moltiplicatore del sangue fuoriuscito, ci può essere qualcuno dotato di capacità deduttive anche modestissime che possa negare che quella vasca (quella all’interno della quale sia i Ciontoli sia i loro difensori hanno sempre affermato che Marco sia stato ferito) era sporca di sangue, a prescindere dalla quantità? Non penso. Il dato processuale collegato è che quella vasca è stata trovata limpida, pulitissima: lo hanno riferito gli inquirenti ed è documentato dalle foto, in particolare dalla Foto F3 (che invito ai Colleghi a rivedere). Pulita come quella di un Hotel a 5 Stelle, ma, poiché l’espressione ai Colleghi non piace, posso parlare di un biancore abbagliante. Mi chiedo e chiedo: il sangue è evaporato oppure la vasca è stata pulita? Escludendo la prima ipotesi ed escludendo, ovviamente, che la pulizia sia stata effettuata dagli inquirenti, quale ipotesi rimane? A me la conclusione sembra assolutamente elementare. (agg. 28/09 ore 11) 

“UN SIPARIETTO COMICO IN UNA VICENDA TRAGICA”. Gli avvocati Messina e Miroli, invece, affermano che «non esiste alcun elemento probatorio che acclari un’opera di pulizia della vasca da parte degli imputati»: non so che dire, forse i Colleghi pretendevano una telecamera o non riconoscono il valore di una logica che, almeno in questo caso, mi sembra evidente. Parliamo, anzi, di senso comune. Ebbene, di fronte a queste evidenze (non necessariamente condivisibili, per carità), che mi appaiono essere a tutti percepibili, gli avvocati Miroli e Messina straparlano di «una distorsione evidente delle emergenze processuali», «affermazioni assurde», di «ipotesi deontologicamente inopportuna». Incredibile. Davvero da non credere. Addirittura gli avvocati Messina e Miroli bollano «la ipotesi avanzata dall’avv. Gnazi» (cioè, che la vasca sia stata pulita dal sangue; cioè, non una mia ipotesi ma una deduzione di evidentissimo senso comune) come «una mera chiacchiera da talk show». Una mera chiacchiera da talk show? Cari Colleghi forse non vi siete resi conto, ma avete aperto un siparietto comico in una vicenda di cui dovreste, invece, valutare la tragicità».(agg. 28/09 ore 11.30)

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