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Bancarotta: vanno avanti le indagini della Gdf

Bancarotta: vanno avanti le indagini della Gdf

Definiti gli aspetti tributari e fiscali le fiamme gialle procedono sul piano fallimentare. Inchiesta tesa a ricostruire quanto accaduto in questi anni. Otto gli indagati. Tutelati i lavoratori 

CIVITAVECCHIA – Vanno avanti le indagini degli uomini della Compagnia della Guardia di Finanza, diretti dal capitano Emilia Altomonte, e coordinati dal sostituto procuratore Emilia Altomonte sulla società attiva nel settore dell’istallazione di impianti elettrici industriali e per l’edilizia i cui titolari sono indagati per bancarotta fraudolenta insieme ad altre sei persone tra cui un noto commercialista civitavecchiese. Un’inchiesta che ha avuto una eco importante in città, soprattutto perchè si tratta di imprenditori molto conosciuti negli ambienti. Quattro milioni di euro sequestrati e otto persone indagate, con le indagini avviate nel 2016, a seguito di un semplice accertamento fiscale di routine nei confronti proprio della società. Da quel momento in poi è stata scoperchiata una vicenda ben più intricata ed ampia.(agg. 02/10 ore 9.01) segue

LE INDAGINI. Le indagini, comunque, vanno avanti. Mentre è chiuso di fatto l’aspetto tributario e fiscale, le Fiamme Gialle vanno avanti sul versante fallimentare, per ricostruire quanto accaduto nel corso degli anni e chiarire gli aspetti della vicenda. Per quanto riguarda il primo aspetto, a seguito della verifica fiscale la Gdf aveva accertato come i due civitavecchiesi, entrambi amministratori della società, avessero simulato una cessione di ramo d’azienda e una vendita immobiliare, al fine di sottrarre i beni aziendali alle procedure coattive di riscossione del rilevante debito tributario accumulato pari a circa 4,7 milioni di euro. I due, ben consapevoli che l’impresa da loro gestita fosse sconosciuta al Fisco, avevano omesso di dichiarare oltre 4,5 milioni di euro di ricavi aziendali, preoccupandosi di far figurare quali rappresentanti formali della società dei meri prestanome. Le capillari indagini hanno permesso di appurare che le due compravendite non fossero altro che mere operazioni contabili, tese ad impoverire e, successivamente, a svuotare la società dei propri assets patrimoniali e finanziari, ammontanti a circa 3 milioni di euro, a vantaggio esclusivo degli indagati. Da qui il sequestro preventivo di un capannone industriale, un ufficio e disponibilità finanziarie intestate alla società beneficiaria nonché quindici immobili, un’autovettura, un motociclo, quote societarie e denaro di proprietà degli indagati, per un valore complessivo di oltre 3.750.000 euro. (agg. 02/10 ore 9.30)

PROSEGUONO LE INDAGINI. Chiusa questa parte, le Fiamme Gialle proseguono le indagini sul piano fallimentare. La Procura infatti, all’esito delle indagini, ha chiesto il fallimento d’ufficio della società interessata. Questo però senza ripercussioni sull’operatività della società, per garantire soprattutto i lavoratori che nulla hanno a che fare con la vicenda. Lo ha ribadito anche la Procura che ha proceduto proprio in questo senso, andando a tutelare l’occupazione. (agg. 02/10 ore 10)

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