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La chimica verde rilancia il Mater Biopolymer

La chimica verde rilancia il Mater Biopolymer

Lo stabilimento passa dalla produzione di pet alle bioplastiche

Innovazione, rigenerazione territoriale e valorizzazione delle infrastrutture dismesse. Si può riassumere così il rilancio del sito industriale di Patrica, in provincia di Frosinone, grazie al modello Novamont di bioraffineria integrata nei territori. Una storia di riconversione green quella dello stabilimento Mater Biopolymer che ha visto gradualmente abbondonare la produzione di Pet (polietilene tereftalato) per l’Origo Bi, la linea di biopoliesteri ad alto grado di rinnovabilità, utilizzati nella produzione delle bioplastiche biodegradabili e compostabili Mater-Bi. Lo stabilimento, infatti, nasce dalla riconversione dell’ex impianto Mossi & Ghisolfi, dedicato alla produzione di Pet; le diverse sezioni dell’impianto sono state rigenerate, modificate e in alcuni casi totalmente rinnovate, applicando su scala continua le tecnologie innovative sviluppate da Novamont. Si tratta di tecnologie in grado di utilizzare le materie prime della filiera Novamont (biobutandiolo e acido azelaico, monomeri bio-based) per la produzione di biopoliesteri Origo-Bi. Ma la rivoluzione della chimica verde di Novamont non si ferma qui e guarda a processi produttivi ‘circolari’ in grado di minimizzare i costi e gli sprechi attraverso il recupero degli scarti. Nell’impianto di Patrica, infatti, grazie ad un processo di purificazione delle acque reflue, verrà prodotto anche il tetraidrofurano (THF), un intermediario chimico strategico per l’industria chimica e farmaceutica, per la prima volta al mondo da fonti rinnovabili (bio –THF). Con una capacità produttiva di 100 mila tonnellate all’anno di Origo-Bi, il sito di Patrica occupa circa 90 dipendenti, senza considerare l’occupazione indiretta funzionale alla sua operatività (manutenzione, movimentazione materiali, etc.) e quella indotta. In termini ambientali, la riconversione della seconda linea di produzione e il recupero del THF consentono un risparmio di 246mila tonnellate di emissioni di Co2 l’anno e 1.296.000 Km di trasporto su ruota (relativi al trasporto dei reflui contenenti THF che venivano smaltititi all’esterno del sito). “Lo sforzo di industrializzazione realizzato da Novamont negli ultimi anni è stato enorme e ha pochi uguali a livello europeo”, ha dichiarato Catia Bastioli, amministratore delegato di Novamont. «Dobbiamo però essere coscienti del fatto che quanto fin qui costruito non avrà rilevanza se non sapremo utilizzarlo per moltiplicare i casi di rigenerazione territoriale al punto che questi prevalgano su quelli di degradazione”. Insomma, sottolinea Bastioli, “dobbiamo lavorare insieme verso un approccio rigenerativo delle risorse naturali che non deve essere visto come un limite ma come una grande opportunità di ridisegnare su basi sostenibili la nostra società con le radici nei territori, più inclusiva e contributiva, dove i piccoli e i grandi trovano uno spazio equo.  In tutto questo il mondo dell’agricoltura e il suolo e la sua preservazione e rigenerazione sono fondamentali e vitali”.

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