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Plastica, i bioshopper sorpassano la filiera illegale

Plastica, i bioshopper sorpassano la filiera illegale

Per la prima volta dall’introduzione della legge 28/2012

Nel 2017, per la prima volta dall’introduzione della legge 28/2012, gli shopper compostabili monouso battano la filiera illegale dei sacchetti in plastica tradizionale. I dati arrivano dal quarto rapporto annuale di Assobioplastiche, l’associazione italiana che riunisce produttori e trasformatori di bioplastiche, secondo cui nel 2017 con 49.500 tonnellate, i volumi dei bioshopper immessi sul mercato superano quelli dei sacchetti illegali, scesi a 42.500 tonnellate dalle 45.000 del 2016. “Un dato importante che riflette gli effetti delle efficaci azioni di repressione avviate da Polizia Locale di Milano, Napoli e Torino, Carabinieri e Guardia di Finanza. Siamo certi che la prosecuzione di tali azioni su tutto il territorio nazionale contribuirà al sostegno dell’economia sana di cui questo Paese ha assoluto bisogno” commenta Marco Versari, presidente di Assobioplastiche. Nel 2017, secondo quanto emerge dal rapporto redatto da Plastic Consult, l’industria italiana delle plastiche biodegradabili e compostabili, è rappresentata da 240 aziende, suddivise in produttori di chimica e intermedi di base (5), produttori e distributori di granuli (19), operatori di prima trasformazione (153), operatori di seconda trasformazione (65), con 2.450 addetti dedicati (+ 92% sul 2012) per 73.000 tonnellate di biopolimeri prodotti (+86% rispetto al 2012), con un fatturato complessivo di 545 milioni di euro (+ 49% sul 2012). Relativamente ai settori applicativi, delle 73.000 tonnellate di polimeri lavorati, il 68% è stato destinato alla produzione degli shopper monouso per la spesa, il 13% ai sacchi per la raccolta della frazione organica e il restante 19% suddiviso tra manufatti per l’agricoltura, la ristorazione, il packaging alimentare e l’igiene della persona. Relativamente al 2018, le previsioni di sviluppo della produzione di manufatti compostabili vedono una crescita complessiva intorno al 15%, con dinamiche diverse a seconda delle applicazioni. Il settore dei materiali plastici compostabili conferma dunque una fortissima dinamicità con imprese che continuano a crescere ed investire in forza lavoro qualificata, macchinari e impianti all’avanguardia, applicazioni innovative nei diversi settori. Fanno ben sperare per l’evoluzione dell’intero comparto il fermento di un mercato fortemente motivato dalla necessità di ridurre l’inquinamento da plastica di suolo, fiumi e mari, la prossima apertura ai prodotti compostabili di paesi come Spagna e Austria, appena proceduti da Francia e Vallonia, insieme alla capacità di questi manufatti di risolvere i problemi connessi alla valorizzazione della frazione organica. “I modelli di interconnessione tra bioplastiche e sistemi di raccolta differenziata della frazione organica sviluppati in Italia si stanno dimostrando vincenti. Ci auguriamo che consumatori, cittadini e rappresentanti delle istituzioni possano sostenere con sempre più consapevolezza e forza, anche in Europa, il percorso di innovazione, crescita economico-occupazionale e tutela ambientale rappresentato dalla filiera dei manufatti biodegradabili e compostabili”, ha concluso Versari.

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