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In Sala Ruspoli ‘‘Il Vangelo Secondo Matteo’’

In Sala Ruspoli ‘‘Il Vangelo Secondo Matteo’’

Terzo appuntamento con la rassegna dedicata a Pier Paolo Pasolini. Un film ispirato da Papa Giovanni XXIII durante un suo soggiorno ad Assisi   

di TONI MORETTI 

CERVETERI – Nella rassegna proposta dall’acuto conoscitore di cinema ma ancora più profondo cultore di quello Pasoliniano, non poteva mancare il film: Il Vangelo secondo Matteo che si proietterà domani in Sala Ruspoli. alle ore 16.30. (agg. 21/12 ore 9.30) segue

L’IDEA DEL FILM. Il film è un capolavoro della rappresentazione laica di uno scritto sacro che rafforza la definizione che dello scrittore si dava in quegli anni, cioè del Marxista ossessionato dal sacro.
Tante furono le congetture che tentarono di dare forma a questa ossessione che si voleva vedere nel poeta, scrittore e regista che fu l’uomo che lasciò una traccia profonda ed indelebile nella cultura del novecento ma la spiegazione più semplice e più onesta magari era derivata dalla sacralità delle sue convinzioni che esprimevano valori di straordinaria grandezza, quasi simili nei contenuti finali ma separati appena giunti al confronto con i metodi umani di attuazione dei quali Pasolini percepì e denunciò il fallimento delle due grandi istituzioni che avrebbero dovuto esaltarne l’universalità: La chiesa che egli definiva i “Farisei”e la sinistra marxista, dalla quale prese le distante che ne provocò l’espulsione dal Partito Comunista Italiano. 
Ma senza dubbio. alla base della sua ossessione c’era l’influenza educativa della madre, donna che egli amava come nessun altra.  Non è un mistero che l’idea del film maturò nella mente di Pier Paolo Pasolini durante un suo vagabondare per l’Italia che lo portò ad Assisi dove  dove era stato invitato ad un convegno indetto dalla Pro Civitate Christiana al quale invito aveva risposto in modo infastidito: «Non posso sopportare i farisei, che usano la religione per i propri interessi. Se verrò da voi, ci verrò a convegno finito». Mantenne la promessa e in una camera trovò una copia del Vangelo che lesse d’un soffio come un romanzo e con Matteo partorì l’idea volendo dedicare il suo lavoro a Papa Giovanni XXIII che meglio incarnava il suo sentire. 
Da lì cominciò un percorso che fù una vera corsa ad ostacoli per superare i muri di diffidenza che si sono eretti intorno alla figura di Pasolini. (agg. 21/12 ore 10)

L’IMPRESA DEL REGISTA. Furono due religiosi ad aiutare il regista nell’impresa rivelandosi autorevoli garanti e fini mediatori: il fondatore della Pro Civitate, don Giovanni Rossi, e  don Francesco Angelicchio. Tre anni prima, nel 1960, don Angelicchio era stato nominato, direttamente da papa Giovanni XXIII, consulente ecclesiastico del Centro cattolico cinematografico. Costoro spianarono la strada al progetto tanto che poche settimane dopo che si è finito di girare arrivava il sigillo finale di fonte cattolica, quando una giuria internazionale rappresentativa dei cinque continenti e presieduta da un vescovo (il peruviano Lucien M. Metzinger) assegnava a Il Vangelo secondo Matteo il Gran Premio Ocic, che attribuiva il titolo di miglior film dell’anno in base a una selezione di candidati che nei vari festival internazionali erano stati insigniti del Premio Ocic. 
Il meglio del meglio, dunque, tra una rosa di film che per ispirazione e qualità contribuiscono al progresso spirituale e allo sviluppo dei valori umani. (agg. 21/12 ore 10.30)

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