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Pasto da casa consumato in mensa, per il Sindaco si può

Pasto da casa consumato in mensa, per il Sindaco si può

Il primo cittadino è intervenuto ieri durante un incontro di genitori alla Corrado Melone affermando la possibilità per i bambini di portare il pasto da casa da consumare dentro il refettorio scolastico ma «con le dovute accortezze»

LADISPOLI – Alla fine il pasto da casa consumato all’interno della mensa scolastica vince la sua battaglia anche a Ladispoli. Dopo un iniziale botta e risposta tra il dirigente scolastico e l’assessore alla Pubblica istruzione, a mettere il punto è stato il sindaco Alessandro Grando. I bambini potranno mangiare i cibi preparati dai loro genitori, e lo potranno fare nella stessa mensa degli altri compagni di classe. Il tutto, ovviamente con le dovute accortezze. A dirlo è stato ieri durante un incontro con i genitori promosso dalla scuola per parlare proprio di questo tema. «Come amministrazione – ha detto – non possiamo far altro che attenerci alla sentenza (contro cui il Miur ha presentato un ricorso, ndr). Portare il pasto da casa è un diritto, questa sentenza va rispettata e dà la possibilità ai genitori di far portare ai bambini il cibo da casa». Insomma, le limitazioni importe dal dipartimento regionale sono antecedenti la sentenza del Consiglio di Stato. Dunque: con le dovute accortezze richieste dalla Asl, non si potrà vietare ai bambini di mangiare quanto preparato dai loro genitori e soprattutto non si potrà impedire di farlo all’interno del refettorio scolastico, insieme a tutti gli altri compagni di classe. Ovviamente «andranno rispettati i buoni principi – ha proseguito il sindaco Grando – con i cibi portati da casa che dovranno seguire un percorso separato. Andrà posto il nome del bambino sul contenitore del pranzo e messo in atto da parte del personale scolastico un controllo tale da impedire che i bambini possano scambiarsi il cibo, così da evitare problemi, magari dovute ad allergie». Qualora poi, dovesse essere necessario l’uso refrigerazione o riscaldamento, «sarà cura dell’istituto dotarsi di queste strutture». Ovviamente il tutto non dovrà in alcun modo gravare sulla ditta che gestisce il servizio di refezione scolastica «che può rispondere solo dei pasti da loro preparati». 
Per quanto riguarda poi l’utilizzo degli stessi locali di refezione nessun problema. Unico punto fermo sarà la netta separazione all’interno dei locali dei bambini con pasto da casa da quelli che invece utilizzano il servizio di mensa scolastica. Separazione già messa in atto, peraltro, già dalla scuola quando ha deciso di aprire le porte della mensa anche a questi bambini perché «anche il pasto – aveva affermato il dirigente scolastico Riccardo Agresti – è un momento educativo importante a cui i bambini devono poter partecipare». Spetterà al dirigente scolastico e agli insegnanti garantire un sereno ”sposalizio” tra le parti. Ciò non toglie, però, che il Comune dovrà essere informato per una questione di numeri. Il contratto in essere con la ditta che si occupa del servizio di refezione scolastica, infatti, impone all’amministrazione di garantire un determinato numero di pasti. Quindi il Comune ha la necessità di capire se i termini contrattuali siano ancora rispettati. Il primo cittadino ha inoltre assicurato che nei prossimi giorni le parti avranno ancora modo di confrontarsi sull’argomento, 
Viene in questo modo a cadere anche la condizione inizialmente fissata dall’assessore alla Pubblica istruzione Lucia Cordeschi per poter iscrivere i propri figli al tempo pieno: ossia quella di effettuare l’iscrizione anche al servizio mensa. 

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