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Polemiche a Tarquinia: Gerome Bourdezeau fa chiarezza

Polemiche a Tarquinia: Gerome Bourdezeau fa chiarezza

Il gestore della multisala etrusca sgombera il campo da ogni dubbio: ''Il cinema non chiude'' «Non abbiamo mai chiesto la gestione o la direzione artistica del teatro» 

TARQUINIA – Teatro, cinema e polemiche. Anche questo è Tarquinia. E lo ha dovuto imparare presto Gerome Bourdezeau che gestisce la multisala cinematografica nella città etrusca con la sua società, la DG Cinema & Consulting srl.
In queste ultime settimane in città è circolato di tutto, e pure il suo contrario, tanto che Gerome Bourdezeau ha deciso di affidare alla stampa un po’ di chiarezza, sulla scia dei diversi commenti circa una paventata quanto infondata chiusura del cinema «che, sia chiaro, non avverrà» e circa l’altrettanto infondata notizia di una chiusura della multisala per via della mancata gestione del teatro, prossimo all’apertura. «Sempre e comunque con Animo Gentile. – esordisce Gerome Boudezeau, che quest’anno vedremo anche in giuria nel prestigioso premio cinematografico David di Donatello – Qualche mattina fa, facendo la spesa, mi sono sentito rivolgere in 2 momenti e luoghi diversi la stessa domanda: ‘‘Ma è vero che siccome non sei riuscito a prendere il teatro chiudi il cinema!!?’’ Quanto stupore per 15 parole completamente fuori luogo – afferma – Sgombriamo il campo in fretta – spiega Bourdezeau – prima in modo grossolano, e via via in modo più chirurgico. Non c’è nulla di vero in queste voci. Non abbiamo mai chiesto la gestione, o la direzione artistica del teatro di Tarquinia. Le difficoltà derivanti dalla gestione di un cinema in Italia nel 2019 ci costringono a prestare altre tipologie di attività professionali fuori Tarquinia. E la nostra vocazione sacrificale non può in nessun modo allargarsi ad altre scommesse».
Ma questo non significa che Gerome Boudezeau intende mollare. Anzi. «Da presidio culturale della città, come tante altre realtà associative del territorio, ringraziamo chi sta facendo concretamente quello che era necessario per chiudere il percorso decennale che porta all’ agibilità una struttura che riaccenderà una parte della piazza totem della città, arricchendo in modo così complementare le possibilità di trascorrere momenti riflessivi o divertenti nella nostra meravigliosa Tarquinia».
«Gira voce – prosegue – da bocche di tarquiniesi che il tarquiniese non sa apprezzare quello che ha e piuttosto finisce per calpestare e vilipendere le realtà o persone autentiche, genuine, storiche, gentili. Neanche questo è vero, il tarquiniese che conosciamo è uguale a qualsiasi altro umano di questo pianeta, con le stesse qualità e difettucci. E possiamo anzi attestare che la grande maggioranza della città testimonia un grande attaccamento al cinema Etrusco. E crediamo che sia giusto in questo frangente far un po’ di pedagogia con chi confabula senza intendere. L’unica certezza che abbiamo al primo gennaio di ogni anno che scatta è l’entità impegnativa delle spese fisse che dobbiamo onorare (che solo per il Cinema di Tarquinia superano tra affitto, massa salariale, spese energetiche, i 120.000 euro prima di affrontare le spese variabili. Sulle nostre spalle. Semplice considerazione di indirizzo esperienziale: la gestione del Teatro San Marco, per tutelare un ruolo alchemico continuativo di stimolatore sociale, e per evitare potenziali sgradevoli personalismi (che non ci appartengono), potrebbe essere immaginata nel modo seguente: un disciplinare-capitolato che fissa da parte del Comune di Tarquinia le esigenze in termine di qualità delle espressioni artistiche da accogliere. E un calendario di ricorrenze con gestione corale distillata dove con 52 settimane disponibili, e 7 giorni a settimana, il teatro, la musica, il cinema, la danza, la Letteratura, la Scuola, l’Agricoltura, il Giornalismo, la Medicina, le Scienze in generale, la Filosofia, possano trovare spazio e determinare l’effervescenza unica che merita nel tempo».
“Chiudiamo, – conclude Gerome Bourdezeau – cercando di tornare alla nostra  voluta e ricercata discrezione apolitica, non senza asserire che chi mente a discapito altrui per acquisire nuova linfa vitale utilizza metodi mafiosi. Chi fa girare voci false per cercare di esistere e magari pensando un giorno di regnare, applica metodi mafiosi. Noi pensiamo al nostro dovere. E difficilmente possiamo perdere tempo dietro a queste testimonianze di inetta somaraggine. Viva la cultura, quella che aggrega.  Viva il teatro!  Viva il cinema. Viva Tarquinia».

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