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Processo Vannini, mamma Marina: «Nel dubbio Marco è morto»

Processo Vannini, mamma Marina: «Nel dubbio Marco è morto»

Così a Quarto Grado in risposta all’avvocato Pirani quando ha tentato di spiegare il ragionamento che potrebbe aver portato la Corte d’Appello alla sentenza. Il giurista di Tarquinia: «In Cassazione potrà ancora tanto dirsi di questo procedimento»          

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Nel dubbio mio figlio è morto». Questa è stata la risposta di mamma Marina nel corso dello speciale dedicato al caso Vannini a Quarto Grado, con Gianluigi Nuzzi a Cerveteri, a casa dei genitori di Marco. In studio tanti ospiti tra i quali l’avvocato Paolo Pirani, esperto giurista di Tarquinia (foro di CIvitavecchia) al quale Gianluigi Nuzzi ha chiesto di fare chiarezza su quali possano essere i passaggi che hanno fatto i giudici per arrivare a questo tipo di sentenza. 
L’avvocato Pirani ha così risposto: «Innanzitutto voglio dire a mamma Marina e papà Valerio che qualunque sentenza impopolare non cancella l’affetto che tutti gli italiani hanno nei confronti di questa famiglia e di Marco – mettendo così in risalto la sua grande sensibilità – Marco è ormai diventato il figlio di tutti. Cercherò di spiegare, forse, il ragionamento che ha fatto la Corte di Appello. A mio avviso, è questa sentenza frutto del suo capo di imputazione. Capo di imputazione che creava spazi a una sorta di dubbi sul dolo eventuale e la colpa cosciente. Io credo che la Corte di Appello abbia ritenuto che non vi fosse la prevedibilità dell’evento morte. Quindi ha ritenuto che non vi sia stato una sorta di nesso di causalità tra quello che è successo quella sera e il fatto che Marco sia deceduto. E questo, è in realtà il movente di tutta questa vicenda che sostanzialmente era il posto di lavoro. La paura di perdere il posto di lavoro potrebbe essere diventato l’elemento su cui la Corte di Appello ha ritenuto che non vi era la prova certa di un dolo eventuale e nel dubbio ha ritenuto quindi di dover dare spazio a una derubricazione in omicidio colposo anziché omicidio volontario. Questo è l’idea che credo abbia di fatto portato la Corte d’Appello a questa sentenza».

In sostanza Antonio Ciontoli non poteva prevedere la morte di Marco. Mamma Marina visibilmente scossa risponde di getto:  «Nel dubbio mio figlio è morto. C’era una perizia che dimostrava che mio figlio si poteva salvare. Quindi loro in quel momento – riferendosi ad Antonio Ciontoli e ai suoi familiari – dovevano pensare a chiamare me e mio marito, invece ci hanno chiamato un’ora dopo. Non ci sarebbero stati dubbi perché noi saremmo giunti subito e l’avremmo salvato, mio figlio. E soprattutto dovevano chiamare subito il 118 e non dire una marea di cavolate come hanno fatto fino alla fine quando proprio non potevano più nascondere che il proiettile era nel corpo di Marco. Voglio dire, nel dubbio mio figlio è morto. Cioè voglio dire a me non me ne frega niente di quello che dicono loro del dubbio. Mio figlio, secondo me, è diventato il simbolo dell’ingiustizia italiana. Dovranno cambiare queste leggi perché non è possibile che nel dubbio li assolvano. La vita di mio figlio vale 5 anni? Loro stanno in giro e fanno i fatti loro. Mi dispiace, non ci sto».   
Intanto la procura ha già annunciato che farà ricorso in Cassazione e altrettanto i difensori dei Ciontoli. In questo processo c’è una questione di diritto molto importante che ha visto una contrapposizione netta nei due gradi di giudizio nel confine tra colpa cosciente e dolo eventuale. Alessandra Viero chiede all’avvocato Pirani: «Ci sono dei precedenti in cui la Cassazione ha ribaltato il verdetto, ha deciso di annullare e rifare l’appello un’altra volta, ecco in linea teorica è possibile in questo caso?  
«Assolutamente si –  è stata la risposta dell’avvocato Pirani – Se noi consideriamo che questo è un processo tipico da Cassazione, perché si discute di diritto ed è quindi la Cassazione che chiarirà alcuni aspetti, soprattutto in relazione a Ciontoli senior, nel  senso che – spiega l’avvocato –  noi abbiamo due sentenze, quella di primo grado che riconosce il dolo eventuale quindi omicidio volontario e il secondo grado la colpa cosciente. Ora la Cassazione sicuramente darà un elemento fondamentale, direttive fondamentali che in un modo o nell’altro saranno un precedente giurisprudenziale. Quindi, potrà, a mio avviso, ancora molto dirsi in questo procedimento in Cassazione».
Nei prossimi giorni, come già annunciato, mamma Marina incontrerà il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede e dalle telecamere di Quarto Grado annuncia:  «Avrò da dire molte cose al ministro al di là della sentenza perché lui su questa non potrà intervenire. Mi auguro che il caso di mio figlio riparta dall’inizio. Voglio vederci chiaro su tutto». 

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