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Dipendenti comunali in malattia: scoppia il caso. Il sindaco Tidei sbotta

Dipendenti comunali in malattia: scoppia il caso. Il sindaco Tidei sbotta

 S. MARINELLA – Scoppia il caso dei dipendenti comunali che, in massa, si mettono in malattia. Un fatto che ha fatto scatenare una ridda di polemiche e l’ira del sindaco Tidei che ha deciso di inviare le visite fiscali ai lavoratori malati, ed allo stesso tempo ha invitato le organizzazioni sindacali a non proteggere i dipendenti lavativi. «Stamani ho veramente perso la pazienza – dice il primo cittadino in una nota dell’ufficio del sindaco – infatti all’ufficio del personale erano tutti assenti, chi era in malattia, chi per altre ragioni, fatto sta che non c’era nessuno. Un ufficio così importante è rimasto sguarnito. Questo è un fatto grave, anzi gravissimo, perchè è impossibile che in un solo giorno manchi completamente tutto il personale di quell’ufficio. In pianta organica, da 120 dipendenti, siamo rimasti solo in 80 e purtroppo non possiamo assumere a causa il dissesto. Dunque con 80 dipendenti dobbiamo fare il lavoro di 120. Ma se tra questi dipendenti, ci sono delle mele marce che caricano ulteriormente di lavoro su coloro che il loro lavoro già lo fanno, questo non è accettabile e può considerarsi come una forma di parassitismo». «Allora abbiamo preso dei provvedimenti urgenti – fa sapere il sindaco – per cui ho dato mandato al segretario di inviare le visite mediche fiscali a tutte e sei i dipendenti in malattia. Un provvedimento che è a garanzia di tutti i lavoratori e soprattutto quelli che stanno male veramente perché, se in un ufficio in cui ci sono sette persone, sei si mettono in malattia, tutto il carico di lavoro va sulle spalle dell’unico presente. Qui c’è del personale scarsamente motivato, non addestrato, che peraltro ha perso le posizioni organizzative che vanno ad incidere sullo stipendio e sul reddito di quei lavoratori, ma non era possibile che un Comune dissestato possa avere 14 posizioni organizzative, quasi quante quelle che ha il Comune di Roma. Il dissesto lo abbiamo ereditato e non lo abbiamo creato certo noi. Ai sindacati che ho incontrato ho detto chiaramente che bisogna fare dei sacrifici, perché ci sono dipendenti che lavorano tanto, ed altri che sono lavativi».

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