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«Bollette ''piene'' per acqua non potabile»

«Bollette ''piene'' per acqua non potabile»

I residenti della zona Olmetto tornano a puntare i riflettori sull'ordinanza di non potabilità emessa dal sindaco Grando più di un anno fa

LADISPOLI – L’acqua che fuoriesce dai rubinetti di casa, per i residenti delle zone Olmetto e Monteroni è ancora off limits. E’ ancora in vigore infatti l’ordinanza emessa più di un anno fa dal sindaco Alessandro Grando che vietava l’uso potabile dell’acqua a causa della presenza oltre i limiti dei cloruri (per semplificare il normale sale). Mentre la città di Ladispoli può godere di acqua potabile grazie agli impianti di miscelazione e al dearsenificatore attivato a pochi mesi dall’avvio dell’amministrazione Grando, per le due frazioni poste sulla statale Aurelia la situazione è diversa. L’acqua che arriva nelle loro case proviene direttamente dalla fonte, ossia dal pozzo Statua che a causa del continuo sfruttamento perpetrato negli anni, ha reso l’acqua che viaggia lungo la condotta principale più “salina” del normale. Problema, questo che potrebbe essere risolto con la realizzazione del secondo pozzo (sempre a Statua) per il quale l’amministrazione ha già avviato un bando di gara per l’individuazione della ditta che se ne dovrà occupare. Ma in attesa di ciò per i cittadini il problema persiste. «A Monteroni – scrivono arrabbiati alcuni residenti – è da più di un anno che è stata emessa un’ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua ai fini potabili. Di questo non si parla più. Le bollette vengono corrisposte come acqua potabile». E proprio su questo aspetto il Movimento 5 Stelle aveva chiesto, con una mozione presentata in consiglio comunale, uno sconto in bolletta del 50% per questi utenti. Sconto che a quanto pare però almeno per il momento non potrà essere applicato, anche se da palazzo Falcone di una cosa vogliono rassicurare: «Quello della non potabilità ai Monteroni – ha detto il consigliere delegato al servizio idrico cittadino Filippo Moretti – è una delle nostre preoccupazioni costanti e siamo impegnati a cercare delle risposte concrete e positive per i cittadini». Il delegato è tornato a puntare i riflettori sulla possibilità che con il secondo pozzo a Statua la situazione potrebbe rientrare nella norma permettendo così da permettere al primo cittadino di revocare l’ordinanza che ormai da tempo affligge il quartiere. In secondo luogo, però, il delegato ha sottolineato che «sono diverse al momento le soluzioni che sto vagliando insieme ad altri esperti nel settore per cercare di andare ad individuare un percorso alternativo che possa sbrogliare definitivamente la matassa». Un’operazione sicuramente non semplice e che richiederà tempo. Il tutto ovviamente gravato dalla spada di Damocle che pende ancora sulla testa della Flavia Servizi: quella di Acea Ato2. Ad oggi, infatti, l’amministrazione comunale non è certa del destino che spetterà al servizio idrico locale, con Acea sempre dietro l’angolo pronta a subentrare. Una partita che, dopo le riunioni in Regione Lazio, ora si è spostata nelle stanze del Governo con il Parlamento chiamato a esprimere il proprio voto sulla nuova legge sull’acqua pubblica proposta dal Movimento 5 Stelle e a cui proprio la città di Ladispoli, rappresentata dal delegato Filippo Moretti, ha dato un importante contributo inserendo un emendamento che consentirebbe ai comuni virtuosi di poter continuare a gestire in house il servizio idrico locale.

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