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"Erosione? Colpa di Castel Giubileo"

"Erosione? Colpa di Castel Giubileo"

Fiumicino. L’ex delegato comunale per le questioni portuali punta il dito contro la diga sul Tevere. Luigi Satta: "Quello del porto commerciale è un falso problema"

FIUMICINO – «Non si può parlare di erosione, in particolare per il litorale nord di Fiumicino, senza far luce su alcuni elementi che negli ultimi 35 anni, in parte, hanno determinato e continuano a determinare l’effetto erosivo della costa». A parlare è Luigi Satta, già consigliere comunale e delegato del Comune di Fiumicino per le questioni portuali e della pesca. «Non fa male qualche esercizio di memoria. Forse ai più è sfuggito – spiega Satta – che fino al 1953 (anno dell’entrata in funzione della diga di Castel Giubileo) il fiume Tevere trasportava durante l’anno milioni di metri cubi di detriti misti a sabbia fino a mare, insabbiando spesso anche la foce dell’attuale porto canale. Tale era l’afflusso di sabbia, che si creava difficoltà alla navigazione sia in entrata che in uscita. In gergo marinaro i pescatori, per la maggior parte campani (Resina allora, oggi Ercolano) lo chiamavano “sommo”, “barra” per tutti gli altri. Purtroppo da allora è venuto meno quell’apporto naturale di sabbia che creava il ripascimento naturale della costa. Un articolo di Repubblica del 17/01/2003 riportava un’eventuale ipotesi dell’Autorità di bacino del fiume Tevere, di smantellare la diga, ormai improduttiva (come produttrice di energia elettrica) e liberare nuovamente l’apporto dei detriti verso il mare. Un’ipotesi rimasta sulla carta. Altro elemento fondamentale, per la situazione che registriamo oggi, è stata la dismissione dei servizi di escavazione dai primi Anni 80. Era un servizio svolto con le draghe a secchi (m/d Romagna) e a turbina (m/d Ischia del Genio Civile opere marittime); queste draghe prelevavano durante l’anno, dal fondale del porto, migliaia di metri cubi di sabbia mista a fango, per poi scaricarli a circa un miglio dalla costa nord. Possiamo legittimamente immaginare che queste migliaia di metri cubi di sabbia, con le correnti e le mareggiate, creavano quel ripascimento morbido naturale fondamentale per la costa. Le vere cause dell’erosione, dunque, sono riconducibili a questi elementi sopra descritti. Se poi qualcuno vorrà smentirmi, lo faccia pubblicamente, dati alla mano, e sarò lieto di confrontarmi. In ultimo – spiega ancora Satta – voglio soffermarmi ancora, sulla realizzazione della nuova infrastruttura portuale. Voglio ripetermi, ma è un’opera ormai inevitabile per il nostro comune. La marineria della pesca necessita con urgenza della nuova darsena, affinché sia messo in sicurezza l’ormeggio. Un’attenta analisi di costi e benefici, potrà determinare e quantificare in qualche migliaio di posti di lavoro per i giovani la costruzione del nuovo porto, una volta abbattute le remore dei pregiudizi. Uno per tutti: l’ipotesi che vedrebbe il porto quale fonte di inquinamento non regge. Per legge, negli approdi di nuova costruzione i moli di attracco sono elettrificati, proprio per evitare l’esercizio dei generatori elettrici delle navi a motori accesi; obbligatorio fornirsi direttamente dalle colonnine. Voglio ricordare che l’attuale porto canale non può garantire con mare agitato un soccorso a mare, nella sfortunata ipotesi di un ammaraggio di aerei in decollo verso ovest. La politica deve indirizzare le proprie azioni verso un approdo di massima sicurezza, calcolando che oggi il porto canale dà ormeggio a mezzi di soccorso della Guardia Costiera e rimorchiatori di società private, che anche in eventi emergenziali, avrebbero difficoltà ad uscire dal porto. Credo sia importante – conclude Luigi (Gino) Satta – che l’amministrazione comunale, di concerto con l’Autorità portuale, organizzi un incontro con i cittadini, nel qualche possano essere trattati in maniera esaustiva e definitiva, tutti i dubbi sull’erosione e sulla nuova costruzione di un porto semi-commerciale”.

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