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Privilege, tutti a giudizio

Privilege, tutti a giudizio

Sarà il dibattimento, che prenderà il via a dicembre, a fare luce su quanto avvenuto all'interno del cantiere nella zona nord del porto. Diversi i reati ipotizzati, a partire dalla bancarotta fraudolenta  

CIVITAVECCHIA – Sarà il dibattimento a chiarire la questione giudiziaria legata alla Privilege yard. Il gup ha infatti rinviato a giudizio tutti gli imputati. Il processo inizierà a dicembre. (SEGUE)

IL PROCESSO – Sarà un processo piuttosto tecnico, che si giocherà soprattutto su carte, perizie e documenti, quello che inizierà il 4 dicembre prossimo. È fissata infatti per quella data la prima udienza dibattimentale per il caso relativo al fallimento dell’ex cantiere della Privilege Yard, nella zona nord del porto. Stamattina il giudice per le udienze preliminare Francesco Filocamo ha infatti rinviato a giudizio tutti gli imputati, a partire dall’ex amministratore delegato Mario La Via passando per l’ex direttore amministrativo Antonio Battista, fino a tecnici e periti della banca e del cantiere e al progettista del cantiere stesso. Diversi i reati ipotizzati relativi al fallimento del cantiere per la costruzione di megayacht a partire chiaramente dalla bancarotta fraudolenta. Un esito piuttosto scontato quello dell’udienza di oggi, con il gup Filocamo che ha accolto la richieste dei due pubblici ministeri Allegra Migliorini e Mirko Piloni, considerata la complessità della materia e gli aspetti tecnici difficilmente valutabili esclusivamente in fase preliminare. Anche gli stessi avvocati difensori dei diversi imputati, infatti, sono tutti convinti di poter dimostrare le proprie ragioni proprio nel corso di un ampio approfondimento in sede dibattimentale, acquisendo testimonianze utili. A seguito del fallimento della società, dichiarato a giugno del 2015, partì l’inchiesta della Procura, coordinata inizialmente dal magistrato Lorenzo Del Giudice, a cui sono poi subentrati negli anni Migliorini e Piloni. (Agg. 27/02 ore 17.17)

L’INDAGINE – Al centro dell’indagine, portata avanti dagli uomini della Guardia di Finanza, milioni e milioni di euro. Un’attività di indagine complessa, supportata anche da intercettazioni telefoniche, rilevamenti contabili e complesse indagini bancarie, che ha consentito – secondo l’accusa – di accertare condotte illecite perpetrate dagli amministratori della società, i quali avrebbero posto in essere atti distrattivi e dissipativi del patrimonio della società in danno dei creditori per oltre 80 milioni di euro. Un progetto con troppi dubbi quello legato alla realizzazione del megayacht da 127 metri,  del valore di mercato di oltre 340 milioni di euro, apparentemente commissionato da soggetti non identificati attraverso un trust con sede nell’Isola di Man. Lo dicono gli stessi inquirenti. “I progetti rinvenuti negli uffici della fallita – si legge nelle carte – si sono rivelati privi di valore economico, palesando così che il costo sostenuto di circa 80 milioni di euro, fatturato e pagato interamente ad una società con sede nelle Isole Vergini, è risultato del tutto fraudolento. I costi relativi a consulenze, noleggio autovetture di lusso, locazioni di immobili, spese di rappresentanza, erogazioni ad enti caritatevoli con sede in paesi esteri, si sono rivelati privi di valide ragioni economiche”. Tanto che la nave è ancora lì, senza aver mai visto il mare, mai conclusa e mai varata. Sotto la lente di ingrandimento della Procura il maxi finanziamento da 190 milioni (125 dei quali effettivamente erogati) concesso alla Privilege dal consorzio di banche, con capofila Etruria: per gli inquirenti si è ricorsi al credito dissimulando lo stato d’insolvenza dell’impresa. Lo scafo non è mai stato completato, il cantiere non è mai decollato, anzi oggi è pronto teoricamente a al rilancio, a seguito dell’acquisto della Royalton maltese. (Agg. 27/02 19.31)  

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