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Omicidio Vannini, Pascucci: ''Ci aspettiamo che i responsabili paghino''

Omicidio Vannini, Pascucci: ''Ci aspettiamo che i responsabili paghino''

Con gli occhi puntati alla Cassazione il sindaco di Cerveteri dalle telecamere di Quarto Grado interpreta le aspettative della comunità.  Il primo cittadino:  «Ci siamo quasi rassegnati al fatto che la verità non arriverà però attendiamo la giustizia»  

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – La città cerite si è stretta attorno alla famiglia Vannini, rinnovando la solidarietà e la vicinanza dopo il deposito delle motivazioni della sentenza della prima Corte d’Appello di Roma con la quale ha ridotto la condanna ad appena cinque anni ad Antonio Ciontoli per l’omicidio del giovane cerveterano, Marco. Una sentenza shock che ha lasciato tanta rabbia e sconcerto tanto che in segno di lutto, mercoledì scorso sono state listate nuovamente le bandiere cittadine a lutto. Il sindaco Pascucci a caldo ha espresso tutto il suo sconcerto e la sua indignazione  dicendo: «Tali motivazioni appaiono come qualcosa di incomprensibile che uccide per l’ennesima volta Marco e arreca ulteriore dolore ai suoi familiari che stanno vivendo da 4 anni una tragedia senza giustizia. Una sentenza che, attraverso un sillogismo tutt’altro che chiaro, arriva a giustificare Antonio Ciontoli per aver ritardato i soccorsi al povero Marco che, come dicono tutti i referti, si sarebbe salvato se soltanto qualcuno si fosse degnato di chiamare l’ambulanza in tempo. Invece il tentennamento di Ciontoli è proprio ciò che paradossalmente, stando a quanto affermano i giudici, conferma la non volontarietà del suo folle gesto». 
Un paese va ricordato che ha preso una decisone molto netta fin dagli inizi, tanto che da tempo troneggia sul palazzo del municipio il manifesto Giustizia per Marco Vannini. 
Il sindaco Pascucci dalle telecamere di Quarto Grado, passaggio inatteso ma fino ad un certo punto, venerdì scorso, ricorda ed interpreta ciò di cui la sua comunità si è vista negare da una giustizia che egli rappresenta come uomo delle istituzioni, rispetta ma critica anche liberamente come si deve fare in un paese libero: «E’ più difficile ancora da uomo delle istituzioni, da sindaco di una comunità che ha sentito questo delitto sulla propria pelle. Noi conoscevamo la famiglia, abbiamo vissuto tutte le fasi del dolore di questa famiglia, che è come se fosse stata uccisa di nuovo. Non posso dimenticare che dopo la sentenza di primo grado che prevedeva una condanna per Ciontoli a 14 anni, ci fu un enorme manifestazione. Si riempì la nostra città di persone che vennero da tutta Italia perché ritenevano già quella sentenza, come dire, forse morbida, rispetto a quello che era accaduto, a quello che avevamo sentito. A questa condotta, che secondo me è la cosa che ha sconvolto di più tutti, tutto quello che è accaduto dopo lo sparo, le diverse versioni che abbiamo sentito e il fatto che venisse cambiata palesemente la versione, tanto che all’inizio si continuava a chiedere verità e giustizia per Marco. Ad un certo punto ci si è quasi rassegnati al fatto che la verità non sarebbe arrivata però ci si aspettava che arrivasse la giustizia». 
Gli occhi ora sono tutti puntati su ciò che avverrà in Cassazione. Anche il sindaco Pascucci, nello specificare che non è un esperto di diritto dice: «Ci aspettiamo quello che si aspettano le istituzioni. Noi dobbiamo dare giustizia perché quello che è avvenuto, l’abbiamo detto tante volte è come se questo ragazzo e questa famiglia fossero stati uccisi più volte, fossero stati lasciati soli. Sento sempre dire che vanno rispettate le sentenze, ci mancherebbe, peraltro le sentenze non possono non essere rispettate perché poi avviene quello che viene stabilito. Però sembra che nella nostra nazione non si possano giudicare. Già il fatto che noi, alcune istituzioni abbiano preso delle posizioni è stata vista come una cosa di lesa maestà. Noi abbiamo il dovere in questa nazione libera di poter giudicare ed esprimerci. E possiamo giudicare le cose che non ci sembra che siano in regola con quello con cui noi ci aspettiamo. Se un ragazzo di 20 anni viene ucciso in un posto in cui doveva essere protetto, e disponiamo di una serie di elementi di prova che conosciamo tutti in quanto pubblicati sui media, e non si può giustificare quello che è avvenuto dopo (lo sparo), ci aspettiamo che  i responsabili paghino». 
Certamente difficile accettare per la gente comune quella sottile differenza per stabilire la linea di confine tra dolo eventuale e colpa cosciente, di natura squisitamente tecnico giuridica, che ha costituto il tema centrale di questo processo e che ha comportato nei fatti per Antonio Ciontoli una riduzione sostanziale della pena detentiva, passando da una condanna a 14 anni in primo grado a cinque in Appello.  

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