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San Giorgio, Consorzio Etruria: ''Ecco tutti i motivi per i quali non possiamo essere considerati abusivi''

San Giorgio, Consorzio Etruria: ''Ecco tutti i motivi per i quali non possiamo essere considerati abusivi''

TARQUINIA. I rappresentanti tornano a contestare le scelte del commissario prefettizio

TARQUINIA – Il presidente del comitato per la riqualificazione di San Giorgio e la socia del Consorzio Etruria dissentono dall’operato del commissario prefettizio in merito alla questione relativa alla lottizzazione della località di Tarquinia che da decenni è in attesa di una regolarizzazione urbanistica. “A lei, commissario, – affermano – e a tutti quelli che come lei sono stati parte attiva della politica di Tarquinia degli ultimi 15 anni, snoccioliamo alcune cifre. Riguardano il Consorzio Etruria ma sono comuni ad altri tre consorzi. Non prima di aver fatto una premessa. Da vocabolario italiano “abusivo” è colui che “  Fa un uso eccessivo, illecito o arbitrario o indebito dei poteri che gli derivano dal suo incarico “ anche con un’accezione recidiva del termine. Sulla base di questo le rinfreschiamo le idee. Nel Consorzio Etruria si identificano tre categorie di soci in base alla loro situazione. La prima categoria di soci è rappresentata da coloro che hanno chiesto il condono nel 1986 e nel 1993 ( 36 ) ed hanno ottenuto la concessione in sanatoria. Sui loro terreni che, non bisogna dimenticare, sono edificabili. Questi, avendo versato quanto dovevano al Comune (e parliamo sempre di migliaia e migliaia di euro), hanno diritto alle opere di urbanizzazione da parte del Comune. Tale diritto è a tutt’oggi ignorato. Ed allora: Chi è l’ “abusivo”, i soci o il Comune? Dove sono andati a finire i soldi versati per gli oneri concessori dai soci al Comune e che davano diritto ad avere le opere di urbanizzazione? Di certo non al Consorzio Etruria. La seconda categoria di soci è rappresentata da coloro che non hanno mai costruito e mantengono il loro lotto di terreno “vergine”. Questi pagano sul loro lotto l’Imu come terreno edificabile. La Suprema Corte di Cassazione  Civile, sez. tributaria, con sentenza 16/11/2004 n° 21644 ha stabilito che “il terreno pur inserito nel P.R.G. come area edificabile, ma di fatto soggetto a vincolo d’inedificabilità, in quanto l’effettiva edificabilità viene è subordinata all’emanazione di un piano attuativo o soggetta a ”misure in salvaguardia”, deve essere considerato e dunque tassato ai fini Ici, come terreno agricolo, in quanto tale terreno di fatto non è utilizzabile a scopo edificatorio”. I soci che si sono sbagliati nel corso degli anni ed hanno pagato l’Imu come terreno agricolo, hanno ricevuto immediata richiesta di “ravvedimento” da parte del Comune. Sapete qual è la differenza per un lotto tra il pagare l’Imu come terreno edificabile piuttosto che come terreno agricolo? Nel 2018 le aliquote che il Comune di Tarquinia ha stabilito prevedono una tassa dell’1,06% su terreni edificabili, dello 0,71% su terreni agricoli. In cifre, una differenza di più di 100 euro a lotto che ogni socio sborsa, stando alla sentenza sopra citata, illegittimamente, ogni anno. E per il Comune significa intascare migliaia e migliaia di euro in più all’anno, da sempre.  Chi è l’ “abusivo”, i soci o il Comune? Dove sono andati a finire questi soldi? Di certo non al Consorzio Etruria”. 
“La terza categoria di soci  – aggiungono – è rappresentata da coloro che hanno presentato domanda per il condono del 2003. E questo è il caso più clamoroso. Il Comune sapeva benissimo che le indicazioni della Regione impedivano l’accoglimento del condono, ma ha pensato bene, attraverso i responsabili dell’Ufficio, di inviare delle lettere ai soci che così recitavano “sebbene sembrerebbe che la sua domanda di condono rientra tra i casi di non possibile accettazione, si rende necessario per il perfezionamento della pratica stessa il versamento dell’ultima tranche degli oneri concessori per un totale di euro 1250,00“. Quindi chiedevano ulteriori versamenti per poter proseguire l’iter della pratica, specificando in modo poco chiaro testualmente “sembrerebbe che…”. La cifra totale versata da ogni richiedente per il condono è stata mediamente di 25.000 euro di cui metà, euro 12.500, al Comune. Nel Consorzio Etruria i condoni richiesti sono stati 19 che moltiplicati per 12.500 euro fa 237.500,00  euro. Solo per il Consorzio Etruria. Senza contare che la situazione è comune ad altri 3 Consorzi con numero di condoni presentati anche superiore al nostro. A distanza di 15 anni il Comune ha fatto sapere ai soci che hanno presentato domanda che il condono non può essere accettato. Dopo 15 anni. E dopo aver intascato tutti i soldi sopra riportati. Ed ora i soci per farseli restituire dovranno impiantare un procedimento amministrativo in quanto qualcuno dei responsabili del procedimento ha fatto sapere nei vari colloqui intercorsi che il versamento potrebbe non essere più rimborsabile perché andato in prescrizione. Avete capito bene. In prescrizione. Chi è l’ “abusivo”, i soci o il Comune?”
“Dove sono andati a finire i soldi versati per il condono e che il Comune ha pensato bene di intascare pur sapendo che la Regione non poteva accettare quel condono? Di certo non al Consorzio Etruria – proseguono i rappresentanti –  Questa situazione, come detto sopra, è comune ad almeno altri 3 Consorzi. Quindi, quanti soldi ha incamerato il Comune tra Imu e condoni? Perché non ha da subito respinto le domande? Inspiegabilmente però succede che la Deliberazione del  Commissario Straordinario del 25/01/2019 ci tagli fuori dalla Cabina di Regia nonostante nelle riunioni precedenti ne facessimo parte a pieno titolo. Succede che prima si riconosca fattibile l’applicazione della legge 28/80 per perimetrare il nostro Consorzio (vedasi verbale della “Cabina di Regia” del 9 gennaio 2019 e la dichiarazione dell’architetto Fioravanti sempre il 9 gennaio 2019 alla presenza di testimoni) e poi si faccia inspiegabilmente marcia indietro escludendoci dai “partecipanti per i Privati” della “Cabina di Regia”. Succede che l’Amministrazione comunale affidi all’architetto Proli un incarico pubblico riguardante la stessa Cabina di Regia pur rappresentando lo stesso la quasi totalità dei Consorzi che ne fanno parte e per i quali l’Ufficio Urbanistica dichiara una situazione di fattibilità che invece non sarebbe applicabile, nonostante il quadro tecnico e normativo sopra citato, al nostro Consorzio. Come mai? Lotteremo perché una volta per tutte si faccia chiarezza su una storia che va avanti dal 1968 e che in questi ultimi tre mesi ha fatto emergere ancora una volta situazioni poco chiare. Per questo abbiamo presentato un esposto in Procura. Se ci sono dei Responsabili non devono più farla franca. La nostra battaglia è appena iniziata perché siamo stufi di sentirci dare degli abusivi da chi negli anni ha provveduto solo ad emettere dinieghi di condoni, ordinanze di demolizione e verbali di inottemperanza, senza fare nulla per prevenire che tali situazioni si manifestassero perché chi ha governato Tarquinia ha saputo cogliere solo l’aspetto favorevole di San Giorgio, ovvero ricavarne introiti».
«A lei, Commissario, e a chi con lei ha governato Tarquinia negli ultimi 15 anni – concludono – e proverà a rigovernarla, vogliamo assicurare che lotteremo con tutte le nostre forze. Chiederemo la restituzione di ogni centesimo versato che ci spetta, IMU e condoni. Dovessimo arrivare fino alla Corte Europea. Passando per la Procura dove abbiano già depositato gli atti. E se ci riusciremo spiegherete ai cittadini di Tarquinia perché il Comune dovrà restituire centinaia di migliaia di euro a quelli che per troppo tempo sono stati chiamati “abusivi”. E perché lo stesso Comune si troverà un fardello economico incredibile che gli impedirà qualsiasi intervento e di fatto lo ingesserà.  Sappiatelo. Ora che vi preparate a fare la vostra campagna elettorale”.
 

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