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Usi civici, l’Agraria: ''Necessario attendere l’esito della causa''

Usi civici, l’Agraria: ''Necessario attendere l’esito della causa''

L’Università sottolinea i risultati contenuti  nella perizia demaniale redatta dal proprio tecnico e invita a non fare allarme sociale

CIVITAVECCHIA – Dichiarazioni che aumentano l’allarme sociale e la rabbia dei cittadini che soffrono il disagio per la questione usi civici. Così l’Agraria definisce le recenti uscite del consigliere comunale del M5S Emanuele La Rosa e di Vittorio Petrelli. E mette in chiaro una cosa: «Circa la paventata perdita della titolarità delle case, ciò che è stato realizzato dai privati nessuno ha mai sognato di toglierlo. I problemi che si sono verificati in tutti i territori laziali con l’emanazione della Legge 168 del 2017 e con la sentenza di Corte Costituzionale del 2018 sulla Legge Regionale n 1/1986 non sono scaturiti da Civitavecchia e si affrontano con le Leggi vigenti».

Ed entra nel merito della vicenda, per cercare di fare chiarezza. «Oggi è vigente l’accertamento effettuato negli anni 2000 e approvato dalla Regione nel 2013 – hanno spiegato – ma l’attuale organo di governo dell’Università Agraria, di sua iniziativa, dopo aver riscontrato incongruenze di quei vecchi lavori, nell’estate 2018 ha affidato un incarico al nuovo perito demaniale. I nuovi accertamenti, oggi in pubblicazione, introducono sostanziali novità mettendo in evidenza cose mai esaminate prima: eliminano terre gravate da usi civici per 106 ettari entro la città nell’ex comprensorio “Ristretti”; riducono di 39 ettari l’area di demanio civico ex Mortelle, sempre dentro alla città (l’area esclusa, procedendo da nord verso sud, è compresa ad ovest da Lepanto, largo Veda e via Galimberti sino al fosso Zampa d’agnello e ad est da via Ciceruacchio tagliando via Nenni e via Vidau siano a congiungersi col fosso Zampa d’agnello); liberano dal gravame degli usi civici il 97,5% del grande comprensorio dei XIII Quartucci: tutte cose che non aumentano ma diminuiscono il carico sul territorio. sulle affrancazioni del 1827 la sentenza del 1990 dice esplicitamente che le affrancazioni del XIX secolo sono inefficaci. Solo un altro giudice potrà stabilire se la sentenza del 1990 per questo aspetto è errata e quindi né l’Università né la Regione possono dire niente in proposito, ma si deve attendere l’esito della causa. Su questo tema il nostro stesso perito demaniale lascia una porta aperta e, in sede giudiziaria, è andato ad esaminarle per contribuire alla verifica dell’efficacia di quelle vendite. Non siamo per nulla contrari a riconoscere ciò che potrebbe essere stato liberato nel passato, ma attendere l’esito della causa». 

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