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Edilizia sociale, Cristomi e Gatti (Pd): ''Al centro del nostro dibattito''

Edilizia sociale, Cristomi e Gatti (Pd): ''Al centro del nostro dibattito''

Per i due dem si tratta di una scommessa che sbloccherebbe anche il comparto edile 

CIVITAVECCHIA – “Scommettere nell’edilizia residenziale pubblica e/o convenzionata, significa far crescere anche il numero degli occupati nel settore delle costruzioni, con indotti per le nuove opportunità nei settori delle energie alternative da fonti rinnovabili  e nell’efficientamento energetico, rivitalizzando un comparto come quello edile oggi portato allo stremo da una politica di oscurantismo produttivo, intrapresa dalla Giunta  pentastellata uscente”.

Ne sono convinti Jenny Crisostomi e Alessio Gatti del Pd che intervengono sul tema del social housing “ovvero una politica  abitativa per le fasce di cittadini  più deboli”, un qualcosa che, ricordano i due, era già stato sperimentato “dalla passata amministrazione di Pietro Tidei. Si può dire – evidenziano Crisostomi e Gatti – che l’assunto fondamentale è quello di coniugare il reddito medio della nostra Città con  l’aspettativa di possedere una abitazione, oggi assolutamente ecosostenibile, fuori dal circuito commerciale del mercato immobiliare. La prossima amministrazione, speriamo sia quella di Carlo Tarantino, dovrà proseguire il percorso tracciato ed interrotto dal 2013 fino ad oggi”.

I dem ricordano che la Regione Lazio in questi 6 anni, prima con il “Piano Casa “ e poi con la Rigenerazione urbana “ha offerto ai Comuni grandi opportunità per realizzare quartieri e zone residenziali di qualità anche dentro i centri abitati, diminuendo il consumo del suolo ed investendo in politiche di recupero edilizio a basso costo. La opportunità – tuonano i due – di riqualificare ambiti urbani oggi privi di identità quali: la zona Italcementi, il San Pio, i meandri viari  tra via Arno – via Tevere, le grigie periferie intorno alle caserme quali Borgata Aurelia, la Piave, oppure le ormai anonime “torri” di campo dell’oro o della storica “Civitavecchia 70’” al Faro, per chiudere al Piano di rigenerazione di via Betti, debbono rappresentare le scommesse urbanistiche del prossimo futuro per una edilizia di qualità  sociale, eco sostenibile e soprattutto di costi contenuti. È il modello dell’housing promosso con bandi regionali e ministeriali, con i quali la futura amministrazione si dovrà necessariamente confrontare con programmi incisivi capace di attrarre risorse pubbliche abbattendo i valori finali di mercato”.

Un modello che andrebbe ad integrare verde, servizi pubblici, energie rinnovabili e mobilità, innestando il principio “della “sostituzione edilizia”: demolizione e ricostruzione attraverso il collante dello spazio comune, sia esso di verde che di servizi, ma sempre luogo pubblico e di qualità. Questo “housing”  ha nel sociale, non il concetto di “ghettizzare” ma di integrare ed a sua volta di interagire, realizzando programmi per nuove abitazioni, per giovani coppie e per anziani, superando la disabilità con sistematici e puntuali. Questo è l’ housing per una Civitavecchia – concludono Crisostomi e Gatti – che tende a livellare  le classi sociali, contiene le speculazioni immobiliari e fa crescere la domanda interna di residenza in qualità ed a basso costo, aprendo la possibilità di accesso alla prima casa ai redditi medio – bassi, intercettando i Bandi regionali di finanziamento pubblico con quote in conto capitale”. 

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