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''La 28/80 non sana gli abusi. Lo dice il Tar''

''La 28/80 non sana gli abusi. Lo dice il Tar''

Il commissario prefettizio Giuseppe Ranieri parla dei  sei mesi di attività e dei temi caldi che coinvolgono la città di Tarquinia, compreso San Giorgio “Il bilancio del mio operato lo farà la collettività. I funzionari dello Stato non hanno mai nome e cognome  ma hanno sempre una contropartita: quella di aver ottenuto e concretizzato degli interessi collettivi” VIDEO

TARQUINIA – Un uomo dello Stato che vive il proprio impegno fino all’ultimo giorno, lasciando alla collettività il giudizio ultimo sul proprio operato. 
Che, si evince da diverse affermazioni, non è certo cosa da poco e di sicuro ambizioso perché poggia su concetti cardine quali legalità, trasparenza e interessi collettivi. Eh sì perché l’unico obiettivo di Giuseppe Ranieri è sempre stato e continua ad essere quello “di voler fare del bene per la collettività e per il territorio” perché, dice, “i funzionari dello Stato non hanno mai nome e cognome ma hanno sempre una contropartita: quella di aver ottenuto e concretizzato degli interessi collettivi”. 
Sei mesi, circa, alla guida della città di Tarquinia, come commissario prefettizio dopo le improvvise dimissioni del sindaco Pietro Mencarini, sono praticamente volati. Chiamato a ‘’reggere’’ le sorti della città che aveva appena acceso i motori verso una nuova gestione amministrativa, il dottor Ranieri, in attesa dell’elezione del nuovo sindaco, ha lavorato di gran lena, gettando le basi proprio per garantire la legalità oggi, ma anche domani, a chi opererà e gestirà in futuro il territorio. Il tempo del commissariamento sta per scadere e Ranieri accetta con serenità di parlare dei temi ‘’caldi’’ che hanno scandito la vita cittadina negli ultimi mesi, ma non vuole ancora parlare di bilanci.
Dottor Ranieri, sul finire quasi del suo mandato qual è il bilancio che si sente di stilare?
“Il bilancio si fa sempre alla fine. – spiega subito –  Lo voglio fare alla fine per vedere se ci sono tanti segni più o tanti segni zero, nel senso di un’indifferenza della gestione commissariale. Penso che sino all’ultimo momento di una gestione -, anche con le tempistiche e con le norme che impongono durante la campagna elettorale la gestione di atti meramente amministrativi in modo da non inficiare quella che è la leale battaglia politica – che fino all’ultimo giorno, il dovere di un uomo dello Stato sia quello di dare il proprio contributo. Laddove c’è da correggere una deviazione da strada, o anche un minimo particolare, anche questo minimo particolare ha il suo peso nel bilancio definitivo che in ogni caso non deve fare l’uomo di Stato, ma deve fare la collettività”. “Il bilancio è positivo – spiega il commissario –  quando la collettività capirà negli anni a venire, nel tempo a venire, che quelle impronte di carattere gestionale lasciate da un commissario, qualunque esso sia e chiunque esso sia, hanno avuto un ritorno positivo sul territorio. I bilanci per i funzionari dello Stato non hanno mai nome e cognome ma hanno sempre una contropartita: quella di aver ottenuto e concretizzato degli interessi collettivi”.
Parliamo quindi di temi concreti, San Giorgio…
“Della questione San Giorgio sono stato investito da parte di coloro che hanno la rappresentanza degli interessi diffusi che si radicano in quel territorio – chiarisce subito il viceprefetto – Da coloro, cioè, che aspirano ad avere un loro riferimento urbanistico su quel territorio, che sono più di settemila potenziali unità abitative. La richiesta è venuta dal territorio, dalle società consortili, dalle società lottizzanti. Io ho semplicemente agito come uomo dello Stato che deve sempre rispondere ai bisogni della collettività. E dinnanzi ad una pressante richiesta di attivarsi per riportare la legalità e la vitalità urbanistica in un territorio che è degradato, perché chiunque non può contestare che oggi quel territorio è degradato: perché non esiste un’infrastruttura, perché con insediamenti abusivi a macchia di leopardo lasciati solamente alla iniziativa isolata, senza una regolamentazione urbanistica che lo strumento del piano regolatore generale vigente invece prevede. Sono stato chiamato ad intervenire da coloro che rappresentano gli interessi diffusi, legali, in quel territorio. Vale a dire quei consorzi lottizzanti che hanno presentato un regolare progetto, in merito agli standard urbanistici e che sono in via di approvazione. Questi soggetti mi hanno detto: non vogliamo alcunché che le procedure amministrative abbiano il loro corso. Le procedure amministrative presuppongono anche degli atti concreti che sono le opere di urbanizzazione. Cioè noi oggi abbiamo in quel territorio non solo l’abusivismo sovra suolo, ma anche l’abusivismo inquinante sottosuolo perché tutte quelle costruzioni oggetto di ordinanza di demolizione che hanno avuto l’impennata durante la gestione commissariale perché la gestione commissariale deve portare la legalità scaricano acque nere nel sottosuolo, inquinando il sottosuolo, inquinando le falde. Quindi fare le opere pubbliche di urbanizzazione significa solamente fare un intervento prioritario per la successiva utilizzazione, nell’ambito delle norme urbanistiche sia di carattere generale sia  di carattere attuativo che vigono nel comune di Tarquinia, per portare ad un’espansione normale. Un’espansione che sia rispettosa dei vincoli paesistici, che sia rispettosa degli standard urbanistici e che sia rispettosa dell’interesse pubblico a mantenere il patrimonio circostante inalterato nella sua bellezza più unica che rara”. 
E coloro che vengono ritenuti ‘’illegali’’, e che tali non vogliono essere considerati, cosa possono fare?
“La cabina di regia aveva proprio questo presupposto – spiega il viceprefetto -: non solo quello di realizzare le opere di urbanizzazione primarie. Da parte mia la premessa fondamentale che c’è è stata nel proporre la cabina di regia, che peraltro non ho costituito io, ma l’hanno costituita tutti quanti i lottizzanti, sia coloro che avevano già un progetto in fase di valutazione accelerata sia coloro che non avevano prodotto alcun progetto. Quindi da parte del dottor Ranieri, seppure nella differenziazione delle posizione giuridiche, c’è stata sempre un’apertura totale nei confronti di tutti, pur riconoscendo certamente, perché sarebbe assurdo se non illegittimo non ammetterlo, che ci sono delle posizioni che hanno un percorso più avanzato e posizione che lo devono ancora iniziare. Ho sempre detto nella cabina di regia di essere disponibile ad operare, nell’ambito degli strumenti urbanistici vigenti, su qualsiasi tipo di proposta che è, dovrebbe o doveva essere valutata dagli organi competenti anche regionali, sempre nell’ambito della legislazione vigente”. “Le sentenze di questi giorni del Tar – annuncia Ranieri – ci dicono che la legge regionale 28/’80 non sana gli abusi edilizi. Nonostante questo, ad un certo punto la cabina di regia è stata vista non come quella sintesi degli interessi differenti che gravavano su quel territorio per ricomporli a unione di intenti nelle differenti  posizioni giuridiche che ognuno aveva, ma come probabilmente strumento di attacchi personali: ed io non sono disponibile ad essere strumentalizzato per diatribe di natura che trascendono l’interesse collettivo. Non posso, non voglio e non permetterò a nessuno di essere tirato nelle vicende storiche che riguardano la dimensione personale o di una società o di un organismo o di un gruppo di persone”.
Quindi la legge regionale 28/’80 sulla questione San Giorgio non è applicabile?
“Non lo dico io – scandisce –  ci sono sentenze uscite recentemente su ricorsi presentati agli organi giurisdizionali competenti e le valuteremo. Valuteremo quello che è l’excursus giuridico, urbanistico e applicativo che queste sentenze nel loro dispositivo e soprattutto nella loro motivazione hanno assunto. Sono sentenze di qualche giorno fa, quindi le valuteremo. Ma questo non ai fini di una cabina di regia sì o una cabina di regia no, con il dottor Ranieri che tra qualche mese va via, ma ai fini di una eventuale scelta legittima sul territorio. Ai fini, semplicemente di stabilire cosa si può fare su questo territorio e cosa non si può fare”. 
E per i bandi che sono in scadenza, cosa farà?
“I nuovi bandi da fare sono atti gestionali e non di indirizzo politico. – spiega il commissario –  l bandi in scadenza ce li siamo ritrovati e questi bandi avranno il loro iter normale. Se dovessero completarsi queste procedure concorsuali è un fatto che dipende oggettivamente dagli iter che vanno seguiti. Teniamo presente che a seguito di dimissioni per alcune incompatibilità, si sono dovute ricostituire di recente le commissioni, per cui è giusto-, doveroso, corretto nonché logico nella sua semplicità concettuale – che i nuovi componenti prendano atto dei bandi, delle procedure e delle materie, in modo che possono avviare tutte quelle attività preliminari allo svolgimento, attraverso la fissazione di criteri di dettaglio, nel tempo che queste attività meritano e necessitano. Non dipende da me; io ho voluto lasciare semplicemente con la nomina di persone che sono fuori dall’azione ambientale e che hanno un alto profilo istituzionale, un segno di trasparenza”. “Non che coloro che c’erano prima non l’avessero, sia chiaro – spiega Ranieri – ma nell’accezione che talvolta l’autorità deve essere autorevole, a prescindere da quello che è e che non è. L’autorità esiste e l’autorevolezza è un concetto che nasce anche dalla presunzione di possibili condizionamenti a prescindere che essi ci siano o non ci siano, ed e io ritengo che essi non ci siano mai stati e non ci saranno nel caso di specie. Però, la presunzione può scalfire quell’aurea di  legalità e questo io non volevo che neanche passasse lontanamente per la mente delle persone oneste, corrette e legali”.
E sulla piscina possiamo rassicurare la cittadinanza? 
“Siamo intervenuti presso la stazione unica appaltante, sempre nell’ambito delle norme previste dal codice degli appalti, – spiega il commissario – abbiamo ridotto e dimezzato i termini per la gara, per cui il bando è stato approntato nel più breve tempo possibile a seguito anche delle valutazioni che si sono fatte per la mancata buona riuscita della gara già esperita e quindi ormai ci siamo. La piscina non è un servizio essenziale ma certamente è un servizio che va riconosciuto alla collettività, a quegli sportivi che si offrono a questa attività con tanto sacrificio. L’amministrazione deve garantire, come ha fatto prima, ancor meglio e ancora di più, il diritto allo sport e nel caso di specie il diritto al nuoto”.
In questi giorni stanno arrivando nelle case bollette Talete relative all’acqua, salatissime. Le famiglie protestano sui social, c’è chi segnala importi di oltre cinquemila euro per una famiglia di tre persone, cosa sta succedendo?
“La
tematica è di carattere tecnico e gestionale e sarà mia cura approfondire – afferma il commissario –  E’ l’ufficio competente che deve procedere agli accertamenti. Valuterò attentamente con gli uffici e relazionerò sulla giustezza o meno delle pretese economiche avanzate da Talete”.
Infine una battuta sulla città
“Continuerò a frequentare Tarquinia – conclude il commissario Giuseppe Ranieri – Ho conosciuto delle persone che mi sono state vicine sotto il profilo umano prima che tecnico e prima che lavorativo. Sono state persone molto vicine all’operato di chi non conosceva Tarquinia, allo straniero perché hanno letto semplicemente una cosa: quella di voler fare del bene per la collettività e per il territorio. Se ci sia riuscito lo vedremo poi, ma sicuramente l’intento era, è  e sarà solo quello”.

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