Pubblicato il

''Tidei vuole impoverire la città''

''Tidei vuole impoverire la città''

Il ‘‘Paese che vorrei’’ attacca il sindaco per la decisione di voler trasferire i beni comunali a privati cittadini La contropartita sarebbe la costruzione o ristrutturazione di struttre pubbliche 

SANTA MARINELLA – Attacco all’arma bianca da parte dei responsabili della lista civica Il Paese che Vorrei al sindaco Tidei, accusato dai consiglieri di opposizione di voler trasferire i beni comunali a privati cittadini, in cambio della ristrutturazione o della costruzione di strutture pubbliche attraverso i project financing. “I piani del Sindaco Tidei – dice il leader civico Casella – in piena continuità con quelli dell’amministrazione precedente, impoveriranno ulteriormente la nostra città e metteranno un’ipoteca sulla sua capacità di risanarsi e di generare in futuro entrate per collettività. È venuto il momento di scegliere da che parte stare e decidere se lasciare mano libera al Sindaco oppure se vincolarlo al rispetto dell’interesse pubblico per garantire un futuro al nostro territorio”. Secondo il Paese che Vorrei, in dieci anni, il governo Bacheca ha saccheggiato le risorse del Comune, infatti, oltre ai milioni di debiti che hanno portato al dissesto, la città ha perso la piscina comunale, il campo sportivo, il palazzetto dello sport, la scuola delle Vignacce e l’intero territorio versa in stato di abbandono. “A questa devastazione – continua Casella – potremmo porre rimedio attraverso una fase di risanamento e attenta gestione e invece, a dare il colpo di grazia, arrivano i progetti di Tidei. Tramite il sistema del project financing, ci si accinge a trasferire i nostri beni comuni e le relative entrate, dalle casse del nostro Comune alle tasche di imprenditori per anni. L’amministrazione dà in concessione un bene comune un certo numero di anni al privato, che finanzia la realizzazione dell’opera e, in cambio, gode del beneficio economico della gestione. Il privato imprenditore punta naturalmente a che il business sia il più rilevante e redditizio possibile, ma questa ricerca di profitto dovrebbe essere controbilanciata dalla capacità dell’ente pubblico di tarare il progetto sulle concrete esigenze della collettività e di negoziare i termini ad essa più favorevoli”. “Il problema – conclude il leader civico – non è lo strumento in sé, ma chi lo strumento lo usa. Infatti, una politica compiacente, trasforma e amplifica le caratteristiche dell’opera non in funzione delle reali esigenze della collettività ma di ciò che rende più appetibile l’affare per il costruttore”.  

ULTIME NEWS