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Stenosi aortica, aumenteranno gli interventi soft

Stenosi aortica, aumenteranno gli interventi soft

Tarantini (Gise): "Tavi sarà nuovo standard e in migliaia eviteranno l’operazione a torace aperto"

Rivoluzione in vista per chi soffre di stenosi aortica, la più frequente tra le alterazioni valvolari che si registrano in Italia. I risultati di due studi presentati all’ultimo Congresso dell’American College of Cardiology, pubblicati sul ‘New England Journal of Medicine’ e relativi all’intervento mini-invasivo Tavi, «sono destinati a ribaltare l’attuale standard terapeutico per la sostituzione della valvola danneggiata», spiega Giuseppe Tarantini, presidente del Gise-Società italiana di cardiologia interventistica, che in un’intervista all’AdnKronos Salute azzarda una stima: «In futuro i pazienti candidabili alla procedura transcatetere potrebbero aumentare del 70%», permettendo ogni anno a migliaia di italiani di evitare l’intervento a torace aperto. Anche a quelli oggi indirizzati alla cardiochirurgia perché ritenuti a basso rischio operatorio. L’esperto, direttore dell’Uosd di Cardiologia interventistica, Dipartimento di Scienze cardiologiche, toraciche e vascolari del Policlinico universitario di Padova, commenta in particolare le prime conclusioni del trial ‘Partner 3’: dati a un anno dell’impianto di valvola aortica Sapien 3 con tecnica Tavi su mille pazienti di 71 centri affetti da stenosi aortica severa sintomatica con basso rischio chirurgico, assegnati random a Tavi con valvola Sapien 3 o a intervento tradizionale con qualsiasi valvola chirurgica disponibile in commercio. Emerge «la superiorità della Tavi – riassume una nota di Edwards Lifesciences – con una riduzione del 46% del tasso di eventi per l’endpoint primario dello studio, che è una combinazione di mortalità per tutte le cause, ictus e riospedalizzazione a un anno». Il trial indica per il gruppo Tavi «una mortalità notevolmente bassa e una frequenza di ictus disabilitante dell’1% a un anno contro il 2,9% della chirurgia», sottolinea Tarantini, definendo inoltre «molto incoraggiante vedere che il 96% degli operati con Tavi è stato dimesso e ha potuto tornare rapidamente alla sua vita quotidiana». In concreto, optare per l’intervento ‘soft’ sembra convenire anche nei pazienti a basso rischio chirurgico. In un anno, dice lo specialista, «secondo i dati Gise oggi in Italia si eseguono grosso modo 7 mila Tavi».

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