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Zona artigianale, 3 mesi per saldare il debito col Comune

Zona artigianale, 3 mesi per saldare il debito col Comune

Nuova regolamentazione per la zona di via Gramsci: chi non ha ancora provveduto alla costruzione degli opifici dovrà farlo entro un anno o l'area tornerà a palazzo Falcone.  Il sindaco Grando: «Il nostro obiettivo è quello di rendere quell'area attiva nella sua totalità»

LADISPOLI – Cambiano le regole all’interno della zona artigianale di Ladispoli. Obiettivo: rendere totalmente attiva una zona che dovrebbe portare alla città tutta economia e lavoro. La decisione è arrivata a inizio settimana dal consiglio comunale che ha approvato la nuova regolamentazione della zona di via Gramsci. Novità del nuovo regolamento è la rigenerazione urbana (con cambi di destinazione d’uso) per dare la possibilità ai proprietari degli edifici di affittarli in tutto o in parte o addirittura di cedere le strutture a terzi. Riflettori puntati anche sulle inadempienze che negli anni si sono verificate. In sostanza il vecchio regolamento prevedeva che i proprietari dei lotti avrebbero dovuto saldare entro un certo periodo i costi del lotto al Comune e avrebbero dovuto costruire gli opifici entro un anno dall’acquisto. In molti casi, purtroppo, ambo gli obblighi sono stati disattesi, portando il comune da un lato a non aver incassato quanto dovuto e dall’altro a non veder realizzate nell’area quelle strutture che invece sarebbero dovute sorgere. Il tutto a scapito dell’economia e dell’occupazione cittadina. Ora, per cercare di rimediare alle inottemperanze, da palazzo Falcone, sono pronte a partire le diffide ai proprietari dei lotti. Questi avranno tempo tre mesi di tempo per saldare il conto col comune (nei casi in cui ancora non avessero provveduto a pagare il costo del terreno) e un anno di tempo per la realizzazione della struttura o l’avvio dell’impresa. Qualora i termini non dovessero essere rispettati «il comune procederà per rientrare in possesso del lotto», ha spiegato il sindaco Alessandro Grando. Nello stesso regolamento, inoltre, sarà data la possibilità ai proprietari dei lotti di chiedere agli uffici comuanli il nulla osta necessario alla cessione della struttura, anche in parte. «Quello che stiamo cercando di fare – ha spiegato il primo cittadino – va in controtendenza a quanto accaduto fino ad oggi, periodo in cui quella zona è stata abbandonata a se stessa». E dopo aver risolto la problematica relativa alla zona più nuovo dell’area artigianale, da palazzo Falcone sono pronti ad intervenire anche nell’area di più vecchia costruzione. Per questo motivo nei giorni scorsi il primo cittadino ha incontrato i rappresentanti del consorzio per cercare di recepire le loro istanze e suggerimenti, «perché in un momento difficile per fare impresa – ha sottolineato Grando – credo che sia necessario venire incontro alle esigenze, mutate degli imprenditori dando loro sostegno». E prendendo spunto proprio dall’illustrazione del nuovo regolamento dell’area artigianale e del “tuffo” nel passato da parte del primo cittadino, il consigliere del Movimento 5 Stelle Antonio Pizzuti Piccoli ha chiesto l’attivazione di una commissione consiliare speciale che prenda visione dei vari documenti redatti in passato «per verificare se si siano verificati anche dei danni erariali». «Sarebbe il caso – ha detto il consigliere pentastellato – di non farla passare franca a chi ha sempre messo in atto questi “giochetti”». A puntare invece il dito contro le parole del primo cittadino che ha tenuto a sottolineare nell’arco della massima assise cittadina, come quell’area negli anni passati sia stata abbandonata a se stessa, è stato il consigliere di minoranza Marco Pierini: «Più volte questo consiglio si è occupato di quella zona, si è intervenuti sui regolamenti con lo spirito di far rispettare le regole, cercando allo stesso tempo di far sì che quella zona potesse decollare, non guardando alle imprese che occupavano quelle aree come a dei nemici ma come a dei cittadini che cercavano di mettersi in discussione facendo anche degli investimenti importanti. E laddove il Comune poteva venire incontro alle loro esigenze, nel rispetto delle norme, lo ha fatto. Ci sono state diverse modifiche e iniziative svolte in tal senso».

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