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Ciascuno di noi può far vivere Cristo e narrarlo con il proprio vissuto

Ciascuno di noi può far vivere Cristo e narrarlo con il proprio vissuto

MONSIGNOR LUIGI MARRUCCI*

Nel 1965 il cantautore italiano Francesco Guccini lanciò la canzone “Dio è morto” che il gruppo dei Nomadi portò al successo alcuni anni dopo. Il titolo però tradisce il contenuto della canzone: mentre descrive alcune situazioni di morte di Dio nelle persone, nella società, nell’ambiente in cui l’uomo vive e si relaziona, proclama la necessità di una nuova rinascita umana e spirituale. Dio è morto in alcune scelte e in alcuni comportamenti dell’uomo, ma alla fine “Dio è risorto, è vivo”. La canzone ha segnato e segna tutt’oggi una generazione arrabbiata per la morte dell’uomo e quindi per la morte di Dio, ma apre anche alla ricerca, alla speranza, all’incontro con il Risorto che cammina con l’uomo e che è il dono di un Amore senza misura.

E’ Gesù il dono del Padre, è l’Amore visibile dell’Invisibile che, accolto e vissuto, rende vivo Dio e valorizza l’uomo, “immagine e somiglianza” di Dio. Gesù, assumendo la natura umana, ha manifestato quanto Dio ami l’uomo, anzi è diventato un ponte attraverso il quale Dio raggiunge l’uomo e l’uomo arriva a Dio. Santa Caterina da Siena commenta: “E’ un ponte con tre scaloni: il primo sono i piedi di Gesù, che rappresentano l’affetto: infatti, come i piedi portano il corpo, così l’affetto conduce l’anima. I piedi inchiodati sono per te una scala per farti giungere al costato, che ti manifesta il segreto del cuore, ti dice quanto quel cuore sia consumato, non per proprio interesse, ma per riempirti d’amore. Si giunge poi al terzo scalone che è la bocca, dove si sperimenta la pace del perdono. Così sollevando i piedi dell’affetto, l’anima si spoglia dal vizio e si riveste di amore e di virtù e può gustare il dono della pace, della misericordia”(Dialogo della divina Provvidenza, 51). Nell’economia della missione universale del Figlio, Dio Padre vuole la Chiesa “universale sacramento di salvezza” (LG 1.8.9.48.52). A Lei è affidato il deposito della grazia meritata da Gesù sulla croce, perché gli uomini possano partecipare al dono della vita trinitaria. Papa Francesco raccomanda di guardare la Chiesa come “popolo di Dio” (LG 2) e, nello stesso tempo, invita a riscoprire il nome più affettuoso che le appartiene, quello di madre. Sono due termini che manifestano amore, invitano ad accogliere e a camminare insieme, per condividere il dono della misericordia.

“La Chiesa deve essere il luogo della misericordia gratuita, dove tutti possano sentirsi accolti, amati, perdonati e incoraggiati a vivere secondo la vita buona del Vangelo” (EG 114). La Chiesa quindi deve impiegare tutte le sue energie e risorse per essere parola, casa, scuola di misericordia. A lei è affidata una triplice missione: predicare, celebrare, praticare la misericordia: “Il mondo di oggi ha bisogno di misericordia, ha bisogno di compassione, ovvero di “patire con”. La persona che si avvicina alla Chiesa, viene a cercare conforto, perdono, pace nella sua anima: che trovi un padre e un fratello che lo abbracci e gli dica: ‘Dio ti vuole bene’; e che lo faccia sentire!” (Papa Francesco). Ciascuno di noi è la persona che può far incontrare Cristo o allontanarlo dalla vita quotidiana, farlo vivere o, col suo comportamento, decretarlo “morto”. Renderlo vivo e narrarlo col proprio vissuto è il messaggio della Pasqua. Lo auguro ai cristiani e a quanti sono amanti di una vita bella, pulita, trasparente, fraterna.

Buona Pasqua di risurrezione.

*Vescovo della Diocesi Civitavecchia-Tarquinia

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