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Tarquinia, è l’ora del Cristo Risorto

Tarquinia, è l’ora del Cristo Risorto

La città pronta al grande boom di visitatori per assistere, dalle 18, alla processione tra le più importanti del Lazio L’evento richiama in città migliaia di persone per una tradizione ormai secolare VIDEO

TARQUINIA – La città di Tarquinia pronta al grande boom di visitatori in vista della processione del Cristo Risorto. Centro storico addobbato a festa con gli stendardi che sventolano dalle finestre dei palazzi delle vie cittadine in attesa della raggiante statua lignea di Gesù glorioso, portato a spalla dagli uomini dell’Associazione Fratelli del Cristo Risorto presieduta da Don Augusto Baldini.
Una tradizione secolare che si ripete ogni anno a Tarquinia la domenica di Pasqua per annunciare ai fedeli la Resurrezione di Gesù.
Il passaggio della statua è una vera e propria festa per tutti i tarquiniesi
La prestigiosa statua del Cristo Risorto viene trasportata a passo spedito, quasi di corsa, e tra due ali di folla, per le vie della città. A questo evento ha dedicato una poesia anche il poeta Vincenzo Cardarelli, ‘’Il Sole a picco’’, che parla del “Cristo che molleggia portato a spalla sopra un mare di teste, come nave in mezzo alla burrasca e, col braccio alzato, posa un momento a benedire il popolo genuflesso, pieno di felicità e di benessere, già col sapore delle uova pasquali in bocca’’.
Apre la processione la squadra degli Sparatori, i fucili dei quali sono caricati a salve con coriandoli. Una componente originale di questa processione è quella dei portatori dei Tronchi: grandi Croci con ghirlanda. Si tratta di croci, il cui peso si aggira dai settantacinque ai novantacinque chili, che sono incoronate di fiori a simboleggiare la vittoria della vita sulla morte. Di notevole altezza (la più grande raggiunge circa 5 metri), il loro trasporto richiede una notevole abilità e forza per non essere sbilanciati durante il trasporto. E’ una dimostrazione di forza, di abilità e di resistenza per la quale i portatori si preparano tutto l’anno e che coinvolge tutta la cittadinanza che partecipa con emozione. Anche il trasporto della Statua richiede le stesse qualità, dato il suo peso di circa 520 kg, distribuito tra i portatori della «macchina» che, come i loro colleghi dei tronchi, devono rispettare il passo della marcetta musicale intonata dalla banda Giacomo Setaccioli, per questo la processione è denominata anche del ‘‘Cristo che corre’’.
Alla processione prenderà parte il vescovo della Diocesi di Civitavecchia e Tarquinia, Monsignor Luigi Marrucci. (Agg.21/04 ore 6,58)
IL PERCORSO. Sono più di 170 anni che la Statua compie, ogni anno, il giorno di Pasqua, lo stesso tragitto. Ancora oggi la statua di indiscutibile bellezza e imponenza, sul far del tramonto, alle 18 esce dalla piccola chiesa di San Giuseppe, percorre l’angusta via dello Statuto, proiettandosi in via Garibaldi e raggiungendo così l’ospedale per dare la benedizione ai malati. Da qui, dopo una breve sosta, il Redentore, imbocca una dopo l’altra via XX Settembre, via Umberto I e corso Vittorio Emanuele, dove, dinanzi alla Chiesa del Suffragio, accompagnata dai fragorosi rintocchi del Campanone e dagli applausi della folla, impartisce la benedizione alle campagne e al mare, per poi rientrare, attraverso via di Porta Tarquinia nel luogo di partenza dove rimane, visibile ai fedeli, per 40 giorni.
LA STATUA E LA LEGGENDA. La Statua del cristo Risorto fu commissionata dalla Corporazione dei Falegnami. Si narra che per ricordare la Risurrezione, venne dato l’incarico ad uno scultore che stava scontando una pena a vita, di scolpire nel legno un Cristo Risorto, superiore in bellezza a quanti già ne esistevano. Narra ancora la leggenda che, per impedire all’artista di fare, in seguito, una nuova Statua identica a quella scolpita o anche più bella, venisse spietatamente accecato.
L’EMOZIONE DELLA FOLLA. L’avvenimento richiama a Tarquinia una moltitudine di persone anche dai centri più lontani: è la Processione del Cristo Risorto che si svolge la Domenica di Pasqua. In molti pensano che sia unica nel suo genere, per l’effetto che produce sulla folla, assiepata fino all’inverosimile lungo le strade della cittadina. Nel momento in cui la Statua passa davanti ad ogni spettatore, è veramente come assistere ad un trionfo: il trionfo dell’anima sul corpo, il trionfo del bene sul male, il trionfo della vita sulla morte. E’ un coinvolgimento che scaturisce dalla parte più intima e più profonda dell’essere. E poi d’improvviso il silenzio, un silenzio tanto più intenso, tanto più penetrante perché succede alla grande confusione che fino ad ora ha accompagnato la Processione.
«E’ il momento in cui la Statua, giunta sulla piazza, lentamente si volta; lo sguardo del Cristo oltrepassa la folla, va verso la campagna e il mare, quella campagna che con i suoi raccolti è fonte di vita e di benessere per la buona parte dei tarquiniesi, e la sua benedizione, vincendo la distanza, giunge alla terra lavorata, gli oliveti, ai campi di grano… Cristo conosce il lavoro,perché la sua infanzia e la sua giovinezza le ha passate nell’umile bottega di San Giuseppe, e sa quanto sia importante nella vita di tutti gli uomini.
Con quell’ampio gesto benedicente, si rivolge a tutti i lavori senza distinzione».
Tutto questo viene percepito dalla gente che in quell’istante gli rivolge silenziosamente le proprie suppliche. E’ un colloquio intimo e personale con il Redentore. E’ qualcosa di indescrivibile, anche perché a questo attimo magico, consumato nel silenzio, fa seguito l’applauso della folla, il suono del “campanone di piazza” e delle campane di tutte le chiese di Tarquinia. Si tratta senza dubbio di fede popolare, superficiale o profonda, di ricerca di Dio attraverso segni visibili e concreti e l’elemento emozionale gioca un ruolo importante, sia esso rappresentato da semplice curiosità, da una abitudine che sa di rimpatriata o da vera commozione e partecipazione alla processione che trova il suo epilogo trionfale nella Risurrezione. «Il Cristo, vincitore sulla morte, emana sicurezza, conferma la speranza, attira a Lui. Ogni partecipante e ogni spettatore contribuiscono a creare questa atmosfera e così il camminare insieme, il ritrovarsi liberamente al di fuori di connotazioni politiche o sociali, diventano rapporto diretto e personale con un Cristo che ne esce umanizzato ma non diminuito nel suo divino trionfo. La comunità ritrova in questa occasione le sue origini culturali e religiose, radici secolari che rimangono tali pur nelle inevitabili variazioni del fluire del tempo». (Agg. 21/04 ore 9)

Aggiornamento 21/04 ore 18,27: 

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