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''Dove non verranno celebrati da eroi i partigiani italiani, lì sarà resistenza''

''Dove non verranno celebrati da eroi i partigiani italiani, lì sarà resistenza''

Il monito del sindaco Pascucci nell’intenso discorso tenuto per la festa della liberazione al Monumento dei caduti. Presenti l’Anpi, le Forze dell’ordine e le associazioni d’Arma e di volontariato  

di TONI MORETTI

CERVETERI – Erano le nove e un quarto del mattino ieri quando sotto la sede del comune a Piazza Risorgimento, cominciano a raggrupparsi i capannelli delle persone che avrebbero rappresentato a vario titolo, le istituzioni. C’erano le Forze dell’Ordine, associazioni d’Arma, associazioni di volontariato, realtà del territorio, la Consulta dei Migranti, l’Anpi Ladispoli – Cerveteri, la Brigata Ebraica e rioni,  la Protezione civile, le guardie ambientali e la Polizia locale in alta uniforme, custode del gonfalone. Immancabile il manipolo formato dall’associazione dei bersaglieri che si distinguevano da tutti per i loro caratteristici cappelli piumati. Con un sole rassicurante che annunciava il tepore di primavera, cominciava così con distensione il “25 Aprile” con il sindaco avvolto dal suo mondo.  Il nucleo di Protezione civile era aperto da una marziale Rita Narducci che portava la bandiera tricolore controllata a vista dal responsabile Renato Bisegni come un bene prezioso. Finita la funzione religiosa, per la prima volta il Gruppo bandistico Caerite che si era già disposto in modo che aprisse il corteo, lo guidò per la via S. Maria fino alla strada che costeggia il Parco delle rimembranze accompagnandolo con le note della “Brigata Garibaldi” uno dei più noti canti partigiani alla quale segue “Bella Ciao” che surriscalda gli animi e quindi “Fischia il vento”, che accompagna il gruppo al Monumento dei caduti, ove si ferma e prende posizione per permettere che la cerimonia abbia svolgimento. In quel punto, c’erano già altre persone ad attendere il gruppo istituzionale. C’erano gli attivisti di “Libera” guidati dal mitico Armando, con tantissime bandiere ma il gruppo che più si notava era quello della sezione Anpi, che alla riuscita della manifestazione ha dato un contributo determinante. A rappresentarla e tenere un breve discorso per loro, Massimo Saltamerenda che in alcuni momenti è stato toccante fino ad emozionare i presenti. Si è presentato con una divisa, Massimo, quella che i nazifascisti usavano fare indossare ai Rom, agli omosessuali, agli ebrei per poterli meglio identificare. Ma sotto aveva una maglietta rossa con l’effige di Antonio Gramsci. Una risposta a Salvini e alle sue felpe? Forse. Ma ciò che tolse ogni dubbio a tutte le attese è stato il discorso conclusivo del sindaco Pascucci. Dopo i ringraziamenti di rito, caloroso quello rivolto all’Anpi e al suo staff, apre il discorso con un interrogativo al quale non fa mancare una risposta: «Quanto è importante essere qui oggi? – dice Pascucci – Lo è sempre, è vero, ma forse mai lo è stato come in questo 2019. Oggi è l’anniversario della liberazione della nostra Italia dal regime fascista e dall’occupazione nazista. È la festa che ci ricorda la fine del periodo più buio della nostra storia. Quello della soppressione della democrazia, delle leggi razziali, delle deportazioni, dell’omicidio Matteotti, delle persecuzioni e degli assassini contro i dissidenti politici, dei manganelli e dell’olio di ricino. Il 25 aprile del 1945 nasceva la nostra Repubblica. Iniziava la nostra libertà. In questa Italia che sembra aver dimenticato la propria storia, le proprie origini e la propria identità, è fondamentale essere qui». Dopo aver stigmatizzato l’episodio riguardante lo striscione che elogiava Mussolini a Milano ed altri che denunciano una deriva che porta alla perdita di nostri valori e a dimenticare la nostra storia, lancia un caloroso invito a non dimenticare e a ritrovarsi insieme coi propri valori in quella piazza, in quel parco. E chiede un impegno a fare resistenza quando: «Dove ci saranno striscioni inneggianti a Benito Mussolini. Lì sarà resistenza, dove ci saranno i saluti romani, dove si intitoleranno le piazze e le strade ai sostenitori delle leggi razziali, dove il Ministro dell’Interno citerà le frasi del Duce, dove saranno impedite le celebrazioni per il 25 Aprile, dove ci sarà l’odio e l’innalzamento dei muri. Lì sarà resistenza. Dove proveranno a modificare la storia. Lì sarà resistenza. Dove non verranno celebrati da eroi i partigiani e le partigiane italiane, lì sarà resistenza».

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