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Delibere cautelative per fermare il 5G

Delibere cautelative per fermare il 5G

Appello degli attivisti ai sindaci di Cerveteri e Ladispoli. Maurizio Martucci: «E’ in atto un’offensiva per depotenziare il ruolo degli amministratori locali»    

di TONI MORETTI

CERVETERI – I comitati Stop 5G Cerveteri-Ladispoli  e il Coordinamento dei comitati romani contro l’elettrosmog, chiedono con forza al sindaco Pascucci di Cerveteri e Grando di Ladispoli e a tutti i sindaci dell’area di Roma Città Metropolitana ad adottare con urgenza una delibera di Giunta comunale per fermare l’avanzata del pericoloso 5G e di adottare altresì ordinanze contingibili e urgenti. «Tale richiesta è motivata – spiega Maurizio  Martucci, portavoce dell’Alleanza nazionale Stop 5G – poiché sarebbe in atto un’offensiva per depotenziare il ruolo dei sindaci sul tema della sicurezza, con l’affidamento ai prefetti di maggiori poteri. I primi cittadini a breve verranno scavalcati anche su un altro fronte, quello della titolarità a gestire sotto il profilo urbanistico la localizzazione degli impianti di telefonia mobile». «L’art. 8, 6° comma, della Legge Quadro sulla protezione dai campi elettromagnetici, n° 36 del 2001, – spiega Martucci – affida ai comuni la facoltà di adottare un Regolamento “per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti radioelettrici, di radiodiffusione e di telefonia mobile nonché al fine di minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici”. Si tratta di uno strumento che accompagnato dal Piano settoriale urbanistico, offre ai sindaci la possibilità di governare il fenomeno di “antenna selvaggia”, evitando, attraverso una oculata pianificazione, il far west elettromagnetico che, spesso, espone la popolazione ai rischi dell’elettrosmog e concorre ad abbrutire lo skyline delle città».
Se si tiene conto che recentemente l’Antitrust ha effettuato una duplice segnalazione, lamentando: ritardi ed ostacoli allo sviluppo delle reti di comunicazione elettronica e del 5G da parte di Arpa, regioni e comuni, che determinerebbero gravi ripercussioni per il Paese e rallentamenti causati dal comportamento ostativo del comune di Roma in merito ad alcune richieste inevase di installazione di antenne, appare evidente che entrambe le segnalazioni mirano a depotenziare lo strumento del Regolamento di cui all’art. 8 e, se dovesse cedere questo argine allo strapotere degli operatori, i sindaci di tutti i comuni italiani si troverebbero improvvisamente disarmati e costretti a subire l’assalto di migliaia e migliaia di impianti. Peraltro questo coincide con la delicata fase di avvio della diffusione della inesplorata ed invasiva tecnologia 5G, che inevitabilmente gli enti locali si troverebbero impreparati ad affrontare per offrire adeguate risposte in termini di sicurezza alle popolazioni.  Quindi, «al fine di adottare tutte le migliori tecnologie disponibili e sicure, come quelle via cavo – sottolinea Martucci –  nonché ad assumere ogni misura e cautela volta a ridurre significativamente i pericoli anche solo potenziali per la salute pubblica; al fine di attuare, tempestivamente e concretamente, ogni misura cautelare indispensabile a tutelare la salute (diritto costituzionalmente garantito) recependo gli esiti dei più recenti studi scientifici in materia; al fine di ridurre i limiti di esposizione alla radiofrequenza per i cittadini e, ove possibile, eliminare l’inquinamento elettromagnetico e le emissioni prodotte ed i rischi per la salute della popolazione; al fine di sospendere qualsiasi forma di sperimentazione della tecnologica del 5G nel territorio comunale amministrato, in attesa della produzione di sufficienti evidenze scientifiche idonee a sancirne l’eventuale (ovviamente auspicata) innocuità e di astenersi per il futuro dall’autorizzare, asseverare e dare esecuzione a progetti relativi a nuove attività tecnologiche che possano condurre ad un aggravamento delle lamentate condizioni di insalubrità ambientale – conclude Martucci – collaborando fattivamente con la cittadinanza intera, in particolar modo con i cittadini malati oncologici, affetti da malattie croniche invalidanti, con le persone colpite dalla sindrome dell’elettrosensibilità (EHS) e della Sensibilità chimica multipla (MCS), affinché venga scongiurata l’irradiazione ubiquitaria, permanente e massiccia di pericolose e inesplorate radiofrequenze dall’elevato campo elettrico, rischiose anche per donne incinte, malati, neonati, bambini, anziani, portatori di protesi e pacemaker».   

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