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Turismo e crociere: la ricetta di Tullio Nunzi

Turismo e crociere: la ricetta di Tullio Nunzi

CIVITAVECCHIA – «Al di là di protocolli inutili con l’autorità portuale, sarebbe necessario un accordo tra l’amministrazione e tutte le rappresentanze economiche ed imprenditoriali, un tavolo di confronto con gli operatori, per avviare una sfida del territorio e della città: il porto come base di partenza per la conoscenza e la fruizione di un territorio, che vada anche in contrasto con l’industria crocieristica basata sul tutti a bordo». È questa la ricetta di Tullio Nunzi, esponente di ‘‘Meno poltrone più panchine’’ che interviene nel dibattito sullo sviluppo del turismo, ricordando come i riflettori sul settore vengano accesi molto spesso soltanto durante le campagne elettorali. «Il nuovo sindaco dovrebbe avere un rapporto di duro confronto con le compagnie stesse – ha aggiunto – proporre una marca territoriale, dialogando con tutti i vari sindaci, basata su un sistema turistico rilevante fatto di paesaggi archeologici, storia, luoghi di civiltà tipicità enogastronomiche, bellezze naturalistiche. In un progetto serio di confronto con il territorio sicuramente la stessa Regione investirebbe in risorse di promozione turistica e investimenti per reti di impresa e startup locali. Solo in questo modo il territorio non sarebbe solo un appendice di Roma – ha infatti ricordato Nunzi – ma potrebbe iniziare a pensare al segmento crocieristico e anche ad un serio sviluppo turistico più generale, recuperando una vocazione turistica tipica di questa marca territoriale. Questa è una città con il porto, con una barriera fisica reale senza gestioni e visioni comuni; a Genova fu indicato un assessore al porto, idea a mio avviso non peregrina, per arrivare a una Governance comune ed a una città-porto. Un coordinamento vero, reale, tra amministrazione e autorità potrebbe determinare – ha concluso – una politica strategica di rapporto al fenomeno crocieristico e turistico massimizzando i vantaggi, lasciando da parte i record. Le ricadute economiche ci sono ma sono ridotte».

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