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Il grande flop della festa patronale

Il grande flop della festa patronale

Si è conclusa con uno spettacolo pirotecnico di qualche minuto in una Piazza Risorgimento deserta. Nella giornata di domenica ha perso mano mano mordente avviandosi verso una scontata delusione     

di TONI MORETTI

CERVETERI –  Il titolo per fare un resoconto della festa patronale potrebbe essere: “Festa abortita durante una travagliata gestazione”. Infatti, in tutta onestà non si potrebbe parlare di un ottima riuscita globale della festa, anzi, si potrebbe parlare soltanto di riscontri positivi di alcuni segmenti della stessa per arrivare poi alla conclusione che non sono riusciti ad amalgamarsi tanto da decretare un flop totale da ascriversi ad un insuccesso globale e personale di Federica Battafarano, assessore a cui va la responsabilità della gestione delle politiche culturali e quindi dei festeggiamenti del Santo patrono che ha palesemente dimostrato di non possedere “manico” e competenze per gestire un evento di tale portata. E goffo sarà il tentativo, che potete scommetterci avverà, di scaricare la patata bollente delle responsabilità ad una associazione, l’Ascom, che ha perseguito gli obiettivi che ha dichiarato da quando ha visto la luce: quelli di voler risvegliare l’apparato commerciale del paese incentivando gli appartenenti ad una collaborazione fattiva e propositiva volendo entrare nella cabina di regia degli eventi che l’amministrazione programmava. Stava alla politica impedire, qualora fosse stato necessario, ponendo dei paletti invalicabili i limiti che non si sarebbero potuti superare. Ma la politica e nella fattispecie l’assessore Battafarano, ha “abdicato” per quanto riguarda l’organizzazione all’Ascom e l’Ascom ha fatto la sua festa, non quella del Patrono. Pensavate davvero che non avesse cautelato i suoi iscritti creando situazioni di profitto per loro? E se ci sono stati, palesi conflitti di interesse anche tra di loro, è all’interno della loro organizzazione che devono vedersela e spegnere o alimentare eventuali polemiche. E’ tutta una cosa interna alla loro organizzazione. 
Diverso è dover arrivare alla vigilia della festa del Santo patrono, che è la festa più importante per un paese, dove si fa sfoggio di tradizioni e di riferimenti culturali che sono il vero tesoretto da custodire e da valorizzare e che a custodire e valorizzare deve essere il comune che garantisce in questo l’intera collettività, senza un soldo in bilancio, dopo le scelte quantomeno stravaganti operate durante l’anno, non è né serio né giustificabile, ma decreta già di fatto il fallimento di una gestione al di là di tutte le scorciatoie che si possono trovare per metterci una pezza. La raccomandazione che ci sentiamo di dare è che tutto quello che ora si dirà a favore dell’uno o dell’altro, dei Rioni la cui defezione ha contribuito al fallimento della festa in quelli che sono i suoi contenuti tradizionali o dell’associazione commercianti, che secondo quelli che sono i suoi principi ha operato per fare la sua festa nell’interesse dei suoi associati e quindi della città visto che sono commercianti di Cerveteri, non siano il pretesto per scatenare una polemica senza fine e l’interruzione di quello che possono essere i presupposti di una reciproca e fruttuosa collaborazione che va sviluppata. 
Basta chiedere il licenziamento di un regista inadeguato e sostituirlo con uno che sa di cosa parla, cosa amministra e come si fa, per la conoscenza della materia, dei temi che affronta e dei profili sociali con i quali si deve interagire.   
Si eviterà così di vedere una festa che nella seconda giornata, quella di domenica perde mordente.
Con una piazza Santa Maria  priva di un qualsiasi stand, quelli del giorno prima se ne erano tutti andati e con la Aldo Moro invasa dalle solite auto parcheggiate, buia e spoglia  e con due curiosi soltanto alle ore 22 che hanno aspettato lo spettacolo dei fuochi d’artificio a Piazza  Risorgimento che hanno rappresentato la delusione finale per durata e qualità. 

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