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Bombardamento: l'impegno a non dimenticare

Bombardamento: l'impegno a non dimenticare

Sono trascorsi 76 anni da quella tragedia, con Civitavecchia che per anni si è portata dietro le ferite di quei giorni. Oggi la città ha ricordato quel 14 maggio 1943, quando venne colpita al cuore 

CIVITAVECCHIA – Sono trascorsi 76 anni da quel 14 maggio 1943, data che segna forse la pagina più nera della storia della città, con Civitavecchia che venne colpita al cuore. Una data che segna lo spartiacque tra quello che c’era prima e quello che venne dopo, tra la città pre-bombardamento e quella che, con sofferenza e fatica, ha cercato di rialzarsi e ricostruirsi, pur ferita nel profondo. Le bombe lanciate dal cielo, i boati, le urla, i pianti: ovunque distruzione e maceria, in città e al porto. La fine di un’epoca, l’inizio di una nuova fase. Risulta sempre più difficile trovare testimoni diretti di quei giorni. Persone oggi di più di 80 anni che, con lucidità, ricordano di quando erano bambini e la loro infanzia venne spezzata. Ma è importante non dimenticare, fare tesoro di quello che i genitori, nonni, zii hanno raccontato. Lo ha ricordato anche il sindaco Antonio Cozzolino, nel corso della cerimonia di questa mattina alla Lapide di via Mazzini. Ha ribadito l’importanza della memoria, di una conoscenza del passato e della storia della propria città che serva da sprone, da esempio nella vita di tutti i giorni. Perché quei 444 nomi riportati sulla lapide siano importanti per Civitavecchia. E per i giovani soprattutto.

Alla cerimonia, come ogni anno, ha preso parte anche la Compagnia portuale, che ha deposto una corona in ricordo dei tanti portuali caduti, e il Comitato 14 Maggio, che ha deposto un omaggio floreale “per ricordare – hanno spiegato – il primo “carpet bombing” sulla città, termine inglese che definisce la tattica del bombardamento a tappeto volto a colpire non tanto gli obiettivi militari ma innanzitutto il morale dei civili mediante attacchi indiscriminati sugli agglomerati urbani”. La cerimonia a via Mazzini ha fatto seguito a quella di piazza Vittorio Emanuele e del cimitero monumentale, alla presenza di autorità civili, militari e religiose.   

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