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Omicidio Vannini. Oggi è il giorno del ricordo

Omicidio Vannini. Oggi è il giorno del ricordo

Un telo bianco sventola dalle finestre del municipio in Piazza Risorgimento a quattro anni dalla scomparsa. Mamma Marina molto provata: «Ringrazio tutti. Quello che è successo a mio figlio è un fatto che sconvolge l’intera comunità». Pascucci: «Un piccolo gesto per manifestare la nostra vicinanza e sostegno alla famiglia».  Alle 18 la Santa Messa in suffragio   

di GIULIANA OLZAI

CERVETERI – «Ringrazio tutti», dice mamma Marina con la voce rotta dal pianto dopo la notizia che un telo bianco in occasione del quarto anniversario dall’uccisione del figlio, Marco Vannini, da ieri mattina sventola dalle finestre del Municipio del Comune di Cerveteri sul lato di Piazza Risorgimento, al fianco dello striscione con la scritta “Giustizia per Marco Vannini”. 
«Nessuno si dimentica di mio figlio. L’attenzione è sempre alta perché quello che è successo a mio figlio è un fatto che colpisce e sconvolge l’intera comunità». Poche parole quelle di mamma Marina che è molto provata, devastata fisicamente e annientata in questo periodo alla luce anche di tutto quello che sta emergendo dopo la testimonianza shock di Davide Vannicola, l’artigiano di Tolfa che ha rilasciato al giornalista Giulio Golia de Le Iene. Ribadisce con forza che continuerà a battersi per quella giustizia che non è ancora arrivata. Una giornata particolarmente difficile, un dolore senza confini per mamma Marina nonostante le tante lettere che le stanno arrivando, i fiocchi bianchi fuori dalle attività commerciali, sulle porte e sulle finestre delle abitazioni e i tanti striscioni per manifestare solidarietà e vicinanza. 
«Un piccolo gesto per manifestare  a nome di tutta la Città di Cerveteri la nostra vicinanza e sostegno alla famiglia e ai cari di Marco Vannini – spiega il sindaco Pascucci – la sua storia ha colpito il cuore non solo delle persone del nostro territorio, ma di tutta Italia. Poteva essere un nostro figlio, un fratello, l’amico di ognuno di noi. Con l’occasione mando un abbraccio grandissimo, certo di rappresentare il sentimento di tutta la cittadinanza, ai suoi genitori, mamma Marina e papà Valerio, persone meravigliose che stanno lottando, ogni giorno, per ottenere giustizia per il loro, e oramai anche nostro, amato Marco. Cerveteri vi ha nel cuore».  
Oggi è il giorno del ricordo. Alle 18 nella chiesa Santissima Trinità, in via Fontana Morella, sarà celebrata una Santa Messa in suffragio a Marco. Sono passati quattro anni dalla sua tragica scomparsa ed è commovente come il suo ricordo sia sempre vivo tra la gente. Una morte drammatica che ha risvegliato il desiderio di comunicazione tra le persone e lo testimoniano le tante manifestazioni di affetto, di solidarietà e vicinanza ai familiari. 
Secondo quanto ricostruito, il 20enne bagnino di Cerveteri è stato ucciso, nel fiore della sua  vita, da quel maledetto colpo di pistola esploso dalla Beretta calibro nove di Antonio Ciontoli, reo confesso, padre della sua fidanzata Martina, mentre si trovava nella loro villetta a Ladispoli. Marco morì dopo una lunga e drammatica agonia in seguito ad uno shock emorragico provocato dal proiettile che, penetrato nel braccio destro era passato posteriormente all’omero ed era entrato nella cavità toracica perforando diversi organi interni. Secondo i periti l’evidente ed apprezzabile ritardo nei soccorsi, ha rivestito un ruolo causale diretto rispetto al decesso del giovane. Quindi il decesso non è sopravvenuto per una specifica lesione di un organo, ma a causa di un’emorragia protratta. In altre parole, se la famiglia Ciontoli avesse attivato un soccorso tempestivo e immediato, Marco con elevata probabilità oggi sarebbe ancora vivo. I soccorsi, invece, non solo non sono stati allertati in tempo ma ostacolati ed in una prima fase cruciale e determinante addirittura impediti. Una morte assurda che ancora oggi chiede verità e giustizia 
Come noto, ora si è in attesa che si esprima la Cassazione. In primo grado Antonio Ciontoli è stato condannato a 14 anni per omicidio volontario con dolo eventuale,  e i suoi familiari, i figli Federico e Martina e la moglie Maria Pezzillo, a tre anni per omicidio colposo. Assolta Viola Giorgini dall’accusa di omissione di soccorso perché il fatto non costituisce reato. In appello i giudici hanno ridotto la pena a cinque anni al capofamiglia con la derubricazione del reato in omicidio colposo aggravato dalla previsione dell’evento e confermato i tre anni per il resto dei familiari.  
Il sostituto procuratore generale Vincenzo Saveriano ha presentato ricorso in Cassazione  chiedendo che si annulli la sentenza impugnata e si rinvii a un’altra sezione della Corte d’assise d’appello affinché sia riconosciuta la responsabilità penale in relazione al delitto di omicidio volontario per tutti gli imputati. I legali della difesa hanno invece chiesto l’assoluzione per Martina, Federico e Maria Pezzillo e uno sconto di pena per Antonio Ciontoli. 
E intanto Marco, lasciato morire tra atroci sofferenze da chi diceva di amarlo, da chi avrebbe dovuto proteggerlo è diventato il simbolo di una giustizia negata. Il simbolo dell’ingiustizia.  Un modo per dire a Marco non sei più solo.

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