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Ladispoli, lunghe code al seggio degli elettori romeni

Ladispoli, lunghe code al seggio degli elettori romeni

Lunghe code da questa mattina alle 7 all'apertura del seggio 

LADISPOLI – Lunghe code da questa mattina al Polifunzionale di via Yvon de Begnac dove è stato istituito il seggio per i romeni in Italia per esprimere la loro preferenza alle Europee per uno dei candidati del loro Paese di origine.

Per questo motivo, coloro che si trovano in Italia possono votare nei seggi elettorali istituiti presso le sedi delle missioni diplomatiche e consolari della Romania, presso le sedi degli istituti culturali romeni, presso i consolati onorari e in altri luoghi, come ad esempio il Polifunzionale di via de Begnac messo a disposizione dall’amministrazione comunale, su specifica richiesta (quattro anni fa ad esempio sempre l’amministrazione comunale su richiesta aveva concesso di aprire dei seggi dedicati all’interno del palazzo comunale). Il numero di seggi italiani, peraltro, è stata aumentato dall’ambasciata, portandolo a 76 su un totale di 441 seggi all’estero. 

A causare i maggiori problemi i pochi mezzi a disposizione all’interno del seggio. Secondo alcune testimonianze, di votanti in fila, a quanto pare il seggio sarebbe infatti munito di soli quattro timbri e un tablet per la comunicazione dei dati all’ufficio centrale. Gente in fila da ore, sotto la pioggia battente, con figli al seguito e proveniente anche da diverse zone del comprensorio. A parte i cinque seggi speciali istituiti a Roma, infatti, quello di Ladispoli risulterebbe il più vicino per diversi romeni residenti nei comuni dell’hiterland. Il più vicino, oltre a quello di Ladispoli, sarebbe infatti quello di Viterbo. Diverse le persone ormai esasperate a causa della attesa a cui devono far fronte per esprimere il proprio voto. 
In Romania, infatti, gli elettori, oltre a votare per eleggere i propri membri del Parlamento Europeo, si vota anche per due importanti referendum. Il primo propone di vietare l’eventuale concessione di amnistia o grazia ai condannati per corruzione. Il secondo mira a introdurre il divieto a chi governa di utilizzare il decredo d’emergenza come strumento per riformare la giustizia. 
Problemi simili si erano verificati anche quattro anni fa, quando alcuni seggi romeni della Capitale avevano chiuso i battenti prima dell’ora stabilita, con diversi elettori che avevano deciso di riversarsi proprio a Ladispoli, seggio più vicino. 

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