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Il Comune di S. Marinella deve risarcire gli Odescalchi

Il Comune di S. Marinella deve risarcire gli Odescalchi

Il Comune di S. Marinella deve risarcire gli Odescalchi

SANTA MARINELLA – Il Comune di Santa Marinella dovrà risarcire i proprietari del castello Odescalchi, dopo una sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo. Entro un mese, l’amministrazione Tidei dovrà versare un milione di euro a Amelia Lante della Rovere, Innocenzo Odescalchi, Carlo Odescalchi, Giulia Odescalchi e Federico Odescalchi. «E’ questa la conclusione di una lunghissima vicenda urbanistica – afferma il sindaco Pietro Tidei – nella quale in questi ultimi dieci anni il Comune è stato totalmente assente, voltando le spalle a tutti i vari passaggi che hanno portato a tali infauste conseguenze. A reclamare la somma, è ora la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che obbliga il Comune a versare entro trenta giorni dalla notifica in favore dello Stato, la somma di un milione di euro”. La Corte europea dei diritti dell’uomo ha ritenuto, esaminate le circostanze della causa e cioè l’incertezza e l’inesistenza di ricorsi interni effettivi che possano rimediare alla mancanza di indennizzo, che durante tutto il periodo interessato, i ricorrenti siano rimasti in una totale incertezza per quanto riguarda la sorte della loro proprietà, osservando che l’amministrazione non aveva espropriato durante il periodo di validità dell’autorizzazione all’esproprio, laddove una volta scaduta quest’ultima, nel 1980, il terreno poteva essere oggetto di una nuova autorizzazione all’esproprio in qualsiasi momento. Da ciò la conclusione che i ricorrenti hanno dovuto sostenere un onere speciale ed eccessivo, rompendo il giusto equilibrio che deve essere mantenuto, da una parte le esigenze dell’interesse generale e dall’altra la salvaguardia del diritto al rispetto dei beni. Il Sindaco Tidei, preso atto della sentenza, ha dato mandato all’avvocato Izzo affinchè impugni l’atto del MEF dinanzi al Tar del Lazio. “Per sperare – conclude Tidei – di interrompere almeno i termini e discutere nel merito una sentenza che riteniamo assurda, perché emessa in contrasto con la legislazione vigente italiana, un tentativo tardivo ma necessario”.

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