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Massacrata a coltellate dal figlio

Massacrata a coltellate dal figlio

Tragedia in una villetta bifamiliare di via Lucignani a Santa Lucia. In manette il 29enne Valerio Marras: è stato lui a chiamare il 113. La donna, Cristiana Roversi, è stata trovata dagli agenti riversa in una pozza di sangue nella taverna. Oggi la convalida in carcere. LA VITTIMA NEL RICORDO DELLE COLLEGHE

CIVITAVECCHIA – Rivoluzionario, anticonformista, avversario del sistema. 
Questo raccontano i post di Facebook di Valerio Marras, il ragazzo 29enne  che ha barbaramente ucciso sua madre, Cristiana Roversi, un’avvenente donna di 55 anni. 
Simboli anarchici, dediche anticlericali al papa e alla chiesa, frasi ironiche sul modo di amare delle donne. Una famiglia normale, come tante, che viveva in una villetta di via Lucignani, una traversa di via Tirso. Zone di campagna tranquille a poche centinaia di metri dalla Braccianese Claudia, fatte di villette indipendenti circondate dal nulla, dove in estate il caldo e la polvere spezzano la voce e il tempo sembra scorrere più lentamente; si attende l’imbrunire, per riuscire almeno a respirare nei giorni particolarmente afosi. 
Qualcosa giovedì ha però sconvolto l’approssimarsi del tramonto, avvolgendo via Lucignani nel drappo tetro della morte. 
«Pronto, Polizia? Venite, vi sto aspettando». Poche parole pronunciate da Valerio Marras, apparse subito strane e sospette al poliziotto del commissariato che ha risposto al telefono. Conoscevano bene il 29enne, più volte gli agenti sono dovuti intervenire presso la stessa abitazione di via Lucignani 7 a causa di litigi scoppiati improvvisamente. Questa volta, però, qualcosa di diverso era nell’area. Qualcosa di angosciante, forse il tono di voce, forse quell’insolita pacatezza ostentata durante la telefonata. 
La volante è giunta sul posto dopo pochi minuti, gli operatori si sono avvicinati al cancello e hanno subito notato Marras seduto a fumare in corrispondenza del portone di casa. 
“Andate di sotto, ho ammazzato una”. Una, una a caso, forse una qualsiasi secondo la rielaborazione mentale che il giovane è riuscito a fare in quei momenti. O forse un distacco voluto dalla vittima, una presa di distanze giustificatrice per un crimine talmente efferato da lasciare a bocca aperta anche gli esperti operatori della Polizia. 
Gli agenti del primo dirigente Paolo Guiso, infatti, si sono trovati al cospetto di un caso senza precedenti: Cristiana Roversi, la madre di Marras era stata colpita più volte con violenza all’addome e al collo con un coltello da cucina, probabilmente al termine di un litigio avuto con il figlio. 
Un’efferatezza singolare, il ragazzo a quanto pare avrebbe agito con rabbia e determinazione, colpendo con forza, arrivando a fermarsi solo quando la madre non ha più dato segni di vita.  Sangue dappertutto, grande lavoro per gli investigatori che hanno sequestrato sia l’abitazione che il coltello – rotto in alcune parti probabilmente a causa della forza impiegata dal 29enne per colpire – utilizzato dall’omicida. Il seguito è un susseguirsi di immagini infarcite di freddezza e incredulità. 
Dopo l’omicidio Valerio Marras si è lavato e cambiato d’abiti, poi, senza mostrare particolare agitazione, ha dato l’allarme. 
Ora gli inquirenti del dottor Guiso, coordinati dal pubblico ministero Delio Spagnolo, stanno cercando di ricostruire l’accaduto, scavando nella vita del ragazzo, fatta a quanto pare di reiterati episodi violenti e di disordini psicosociali già affrontati in precedenza. 
Proprio a suo carico, infatti, ci sarebbe un procedimento aperto per maltrattamenti, con l’espisodio risalente a poco tempo fa. 
Questo è emerso durante il lungo interrogatorio che si è tenuto in Procura fino all’una di notte, con il ragazzo ascoltato per ore dal sostituto procuratore Spagnolo. Il suo legale, l’avvocato Tiziano Iervolino, aveva tentato di farlo avvalere della facoltà di non rispondere, più che altro per fare chiarezza nell’immediatezza dei fatti. Ma Valerio voleva raccontare tutto, lo ha chiesto più volte. E così ha fatto, con freddezza e distacco, con una tranquillità impressionante ed agghiacciante. Con gli occhi sbarrati ha raccontato di aver litigato con la madre, di averle rinfacciato una presunta mancata attenzione quando, circa dieci anni fa, è stato vittima di un terribile incidente stradale. Ha rischiato la vita Valerio e da quel giorno, a quanto pare, non è stato più lo stesso, seguito anche da psichiatri e medici specializzati. Nella sua mente la madre non gli avrebbe dato le giuste attenzioni, probabilmente presa da altri suoi interessi. Una rabbia che covava la sua, secondo il racconto fatto davanti al magistrato, e che più volte era sfociata in litigi. Fino a quello di giovedì sera. «Ho avuto un raptus – avrebbe detto – mi sono voltato, ho preso un coltello e l’ho colpita, prima all’addome e poi nel resto del corpo». 
Urla, grida. Probabilmente la donna ha cercato di fermarlo, di chiedere aiuto. Ma invano. In casa non c’era nessuno. Neanche il marito. Il ragazzo si è accanito sul quel corpo, con una violenza inaudita, finché ha potuto. Si è anche ferito ad una mano.
 I motivi sono futili. Ma mettono in luce un disagio evidente. Tanto che lo stesso pubblico ministero è intenzionato a chiedere un incidente probatorio subito dopo l’udienza di convalida, per permettere ad un consulente di stabilire se il ragazzo fosse in grado di intendere e di volere.  
E l’udienza di convalida si svolgerà questa mattina, all’interno del carcere di Borgata Aurelia dove Valerio è stato trasferito subito dopo l’arresto. Qui, assistito dall’avvocato Iervolino, dovràconfermare o meno la propria versione iniziale. 

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