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Circular Economy, l’Italia può vincere la sfida

Circular Economy, l’Italia può vincere la sfida

L’esempio virtuoso del Conou: "Confindustria può essere il nostro primo collaboratore"

L’Italia può ancora vincere la sfida dell’economia circolare ma occorre cambiare passo, iniziando dalla gestione dei rifiuti. Un dato su tutti? Smaltire in discarica costa poco. Un sistema obsoleto che continua ad essere ancora troppo conveniente. “È arrivato il momento di cambiare la legge sull’ecotassa per lo smaltimento in discarica per tartassare questo vecchio sistema di gestione dei rifiuti, ma è fondamentale anche costruire nuovi impianti di riuso e riciclo dei rifiuti spesso osteggiati come se fossero impianti inquinanti» afferma il presidente di Legambiente, Stefano Ciafani. Il punto sull’economia circolare è stato fatto in occasione di Ecoforum, la due giorni romana organizzata da Legambiente e Kyoto Club dove sono stati presentati anche i dati del report ‘Comuni ricicloni’: sono 547 i Comuni Rifiuti Free con il Nord-Est che guida ancora la classifica grazie al porta a porta e alla tariffazione puntuale. Ma cosa pensano i cittadini dell’economia circolare? Secondo un’indagine realizzata da Ipsos per Conou, cresce la coscienza green degli italiani mentre per le aziende questo fattore diventa la chiave per ridurre i costi, aumentare profitti e occupazione. E proprio il Conou, il Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, si presenta come un esempio virtuoso di economia circolare riuscendo, in 35 anni di attività, a chiudere il cerchio della raccolta e del riciclo degli oli usati: “oggi viene raccolto oltre il 99% dell’olio minerale usato raccoglibile, di questo ben il 99% è avviato a rigenerazione» afferma Paolo Tomasi, presidente Conou. Adesso, però, la sfida è migliorare la qualità del prodotto. Ed è per questo che Conou e Confindustria hanno unito le forze in un protocollo d’intesa.  L’esigenza di collaborare nasce dalle analisi che il Conou ha realizzato sul rifiuto raccolto. Queste analisi, spiega Tomasi, «hanno rivelato all’interno del lubrificante usato la presenza di altri inquinanti». Il problema, spiega Tomasi, «è principalmente nelle modalità di stoccaggio. In pratica in ogni industria è presente un solo serbatoio nel quale confluisce tutto il liquido». La presenza di altri inquinanti, dunque, «può determinare una difficile lavorabilità del rifiuto». Per questo, sottolinea Tomasi, «abbiamo pensato che Confindustria potesse essere il primo collaboratore con il quale fare un tratto di strada insieme». Prende così il via CircOILeconomy, un roadshow sul ‘sistema Confindustria’ che prevede «un programma di formazione delle singole industrie su come tenere bene uno stoccaggio rispettando la legge e le direttive comunitarie», conclude Tomasi.

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