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L’allevatrice tolfetana Roberta Santoni protagonista di un docufilm

L’allevatrice tolfetana Roberta Santoni protagonista di un docufilm

TOLFA – È l’allevatrice tolfetana Roberta Santoni la protagonista del docu-film ”The Lone Girl – L’ultima buttera” di Marco Amenta presentato al Biografilm Festival e doveva essere lei presente allapresentazione del film ma alla fine ha scelto di restare ad occuparsi della raccolta del grano, l’ennesima urgenza del suo lavoro. ”The Lone Girl” è la storia di Roberta Santoni che il regista Marco Amenta racconta, la storia vera e reale di una giovane buttera che ha ereditato il suo mestiere dal padre prematuramente scomparso. 

La Santoni si occupa delle vacche maremmane che vivono allo stato brado e della doma dei cavalli, una vita non facile per una donna, alle prese con un mestiere per eccellenza maschile e con problemi quotidiani economici come la fuga improvvisa di un toro. “Grazie a un avvocato che ha scritto e si è occupato dei butteri del Lazio, in particolare della zona di Tolfa, ho trovato delle storie possibili per il grande schermo – spiega il regista Amenta – la storia di Roberta mi ha subito colpito per il suo candore e ingenuità infinite, e per la grande libertà. Roberta è consapevole di tramandare l’esperienza paterna, ma sembra non voler vedere le difficoltà che una donna può incontrare nel lavoro del buttero, per tradizione maschile. Si confronta ogni giorno con la madre che, preoccupata delle loro sorti economiche, vorrebbe vederla impegnata in un lavoro più sicuro e meno faticoso, magari bidella in una delle tante scuole a cui l’ha obbligata a fare domanda. E Roberta si confronta anche con i colleghi maschi che la invitano a trovarsi un fidanzato con il quale dividere il lavoro del buttero, ma come dice lei sta bene da sola perchè si autogestisce. Roberta crede nel suo lavoro nonostante i problemi, ha un approccio femminile, direi quasi materno con gli animali. Il suo è un animo gentile. La sua visione della vita in campagna ha un sapore etico. E’ restia a sbarazzarsi delle vecchie vacche, destinate al macello, preferisce che continuino a vivere nella sua campagna. Sono un po’ le sue figlie, hanno il marchio che il padre ha impresso loro. E quasi come fosse un figlio, vive la sparizione improvvisa del toro Ercolino”. Per il regista sono tre i motivi che lo hanno spinto a narrare la storia di Roberta Santoni così poco cittadina: “L’esistenza di un modo di vita per noi lontano e anacronistico, in via di estinzione, condizionato dagli elementi naturali; la tenacia e la volontà ferma di Roberta di difendere uno spazio vissuto come libertà, nonostante la precarietà economica e l’ambiente naturale, così selvaggio e riottoso al dominio dell’uomo”. Roberta nonostante i riflettori accesi su di lei non cambia, resta come è, una vera buttera tolfetana che non ama le luci della ribalta, che non cerca pubblicità e infatti ha preferito continuare il suo lavoro che andare a Bologna a ricevere applausi, foto e complimenti. Roberta è l’emblema di quella tolfenità verace legata alla terra, ai cavalli, alle tradizioni, alla famiglia; lei così diversa dagli stereotipi femminili e così vera, schietta, generosa ed è per questo che piace; è un’altra delle eccellenze che porta Tolfa al centro dell’attenzione

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