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"La mia mano armata dal diavolo"

"La mia mano armata dal diavolo"

Fiumicino. Il personal trainer reo confesso chiede scusa alla famiglia della ragazza uccisa. La prima udienza del processo è fissata per il 28 gennaio

FIUMICINO – A più di 9 mesi dalla morte di Maria Tanina Momilia, si è svolta, presso il tribunale di Civitavecchia, l’udienza preliminare del processo a carico di Andrea De Filippis, il personal trainer reo confesso di aver ucciso e occultato il corpo di Tanina Momilia nell’ottobre 2018. Su di lui pendono accuse pesanti: omicidio volontario con le aggravanti dei futili motivi, occultamento di cadavere, crudeltà e sevizie. Tanina era scomparsa da casa proprio il 7 ottobre. Il corpo fu trovato in un canale di via Castagnevizza, a Fiumicino, il giorno dopo. Da subito le indagini puntarono sul personal trainer della donna. E dopo diversi sopralluoghi effettuati dalle forze dell’ordine nella palestra frequentata da entrambi, De Filippis confessò di averla uccisa. In aula, davanti al marito e ai genitori di Tanina, ha reso una dichiarazione spontanea: «Chiedo scusa. Quel giorno la mia mano è stata armata dal diavolo». De Filippis è stato rinviato a giudizio con rito abbreviato. La prima udienza del processo è stata fissata al 28 gennaio 2020. 
LA VICENDA. Nella serata di domenica 7 ottobre 2018, il marito di Tanina ha denunciato la scomparsa della donna, lanciando un appello sui social. Il giorno dopo, in via Castagnevizza, all’Isola Sacra, in un canale di bonifica, il corpo della 39enne, è stato ritrovato senza vita. L’ipotesi della caduta accidentale è stata scartata dopo l’analisi del medico legale, spingendo gli inquirenti a seguire la pista dell’omicidio. Un sospetto confermato successivamente dall’autopsia: Maria Tanina è stata uccisa con un colpo alla nuca. I medici del Gemelli hanno infatti confermano che la morte della donna è sopraggiunta a seguito dello sfondamento del cranio dalla parte della nuca, con un oggetto contundente. Il fatto che sia un oggetto compatibile con un bilanciere da body building o qualcosa di molto pesante, ha condotto le indagini nella palestra che la vittima frequentava. Non solo: dall’autopsia emerge anche un tentativo di soffocamento, il che farebbe pensare ad una colluttazione. Dopo l’omicidio l’assassino, probabilmente a notte fonda, si è disfatto del cadavere facendolo rotolare nel canale di via Castagnevizza dalla cima della sponda. 
I SOSPETTI. Il personal trainer, un ex agente di polizia di 56 anni, nei giorni scorsi, è stato ascoltato più volte dai carabinieri del Gruppo Ostia su disposizione della Procura di Civitavecchia. L’attenzione degli investigatori si è poi concentrata sulla palestra, dove Maria sarebbe stata domenica mattina proprio per una lezione con il personal trainer. Non è ancora ben chiaro che tipo di relazione ci potesse essere tra i due, tanto da scatenare una reazione così violenta che ha portato alla morte della donna.

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