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Sciopero: parola d'ordine unità

Sciopero: parola d'ordine unità

Alta l’adesione e partecipato il presidio a Molo Vespucci. Metalmeccanici e portuali insieme in quella che sembra essere l’ultima occasione per invertire una pericolosa deriva. Al loro fianco la politica, tutta, e le istituzioni. Regione pronta ad attivarsi per Civitavecchia. Inviata una lettera al Mit per aprire un tavolo di crisi. Tedesco e Grasso: "Su questi temi non può esserci divisione" VIDEO

CIVITAVECCHIA – La parola d’ordine è unità, gridata forte e chiara, e ribadita in tutti gli interventi che, ieri mattina, si sono alternati nel piazzale di Molo Vespucci dove si è svolto il presidio dei lavoratori metalmeccanici e dei portuali, uniti nella difesa del lavoro. Una manifestazione che è stata organizzata nell’ambito dello sciopero nazionale dei trasporti, focalizzando l’attenzione sulle due vertenze chiave che si sono aperte sul territorio, quella legata al futuro di Torre Nord e quella che prende spunto dal calo dei traffici «in un porto – ha tuonato il segretario della Filt Cgil – fermo, senza merci e senza traffici: uno scalo che non produce ricchezza né lavoro. L’Adsp non è stata molto d’aiuto in questo senso, perché senza decisioni le vertenze non si risolvono». Adsp assente ieri mattina, a differenza della politica e dell’amministrazione comunale, rappresentata da sindaco Tedesco e vicesindaco Grasso, con la presenza dei consiglieri comunali Scilipoti, Piendibene e Tarantino. «Perché – hanno spiegato questi ultimi – non c’è da dividersi: la città rappresentata in consiglio – ha aggiunto Piendibene – è unita a sostegno della città che lavora».

L’adesione allo sciopero è stata alta. Le navi merci hanno slittato il loro arrivo, qualche ritardo si è registrato per merci deperibili, passeggeri e viveri di bordo. E grande è stata anche la partecipazione al presidio, con striscioni, magliette rosse, fumogeni e l’arrivo di mezzi pesanti in dotazione ai portuali a bloccare e rallentare  il traffico per far sentire il grido di allarme e di preoccupazione. La protesta ormai è esplosa. Tutti sono chiamati alle proprie responsabilità. «La scorsa settimana – ha ricordato il sindaco Tedesco – abbiamo scritto al Governo per coinvolgerlo in questa vertenza ed avere risposte chiare e certe per un territorio che, proprio alla nazione, ha dato tanti in questi lunghi anni». «L’errore più grande oggi – gli ha fatto eco il vicesindaco Massimiliano Grasso – sarebbe quello di dividerci. Questa è una battaglia che deve essere comune e deve coinvolgere porto e città, arrivando alla dichiarazione di area di crisi e, con l’iniziativa della Regione, ad un accordo di programma, facendo arrivare a Civitavecchia le risorse che questo territorio merita».

I consiglieri regionali Gino De Paolis e Marietta Tidei hanno presentato due mozioni al Consiglio regionale «per impegnare la Giunta a un protagonismo imprescindibile sul territorio di Civitavecchia – hanno spiegato – volto a valorizzare infrastrutture e siti come il porto e Tvn che sono un volano per lo sviluppo e la crescita del territorio». Perchè per De Paolis oggi siamo di fronte alla «tempesta perfetta che spazzerà prima i lavoratori – ha aggiunto – con l’onda lunga che investirà tutta la città. Infrastrutture dunque e investimenti sono le priorità, dalla darsena grandi masse, alla creazione di un bacino di carenaggio, passando per il completamento della opere indispensabili viarie e ferrovie». 

Come ribadito anche dall’assessore regionale alla Mobilità Mauro Alessandri “il porto di Civitavecchia è una priorità dell’azione regionale e la riconversione della centrale Enel di Torre Valdaliga nord dev’essere un’occasione per accelerarne il rilancio’’. Una vertenza complessa ed articolata, che dovrà vedere l’impegno concreto di tutte le realtà coinvolte, a tutti i livelli. Per questo, dal tavolo di partenariato di martedì pomeriggio, è uscito un documento condiviso che il presidente dell’Adsp Francesco di Majo invierà al Ministero dei Trasporti «per chiedere – come ha spiegato Gennaro Gallo della Uiltrasporti – l’istituzione di un tavolo di crisi per aprire un’interlocuzione con Enel, alla presenza di rappresentanze di categoria, organizzazioni sindacali, Adsp, Comune, Regione Lazio e ministeri competenti». 

Preoccupato il presidente della Cpc Enrico Luciani, che ha ripercorso quanto avvenuto soprattutto nell’ultimo anno ponendo forti interrogativi sul futuro, specie sul fatto che Enel «non smantellerà i gruppi a carbone, garantendo magari un paio d’anni di lavoro – ha sottolineato – ma verranno mantenuti come riserva fredda». Tutti sono stati concordi nel dire, infine, che questa è l’ultima possibilità, l’ultimo treno da prendere al volo, per evitare che la vertenza possa stravolgere e travolgere il territorio, senza possibilità di tornare indietro. 

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