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Il Pd resta senza sede

Il Pd resta senza sede

POLITICA. Mercoledì alle 18 sono sparite le bandiere di via Manzoni. Decisione figlia della presenza di barriere architettoniche e del costo elevato dell’immobile

Era nell’aria. I rumors intercettati sia al tavolo mattutino di quelli che scherzosamente definisco di solito i fenomeni, Umbertino Badini, fisso, alternativamente Bruno Rinaldi, detto Bacchiò e qualche altra vecchia conoscenza  di quel Partito Democratico che è stato comunista e che si è evoluto, altri dicono inquinato, quando al grido della classe operaia che ha voluto a tutti i costi entrare in paradiso, ha cominciato a confrontarsi prima e a dialogare poi con la Democrazia Cristiana fino a creare un pastrocchio che rende ormai impossibile un’onesta e serena scissione delle due anime, indicavano che dopo lo sforzo del congresso unitario che avrebbe dovuto porre fine ad una fronda che ha ridotto il partito ai minimi termini, qualcosa ancora non andava tanto da correre il rischio di ammainare le bandiere di viale Manzoni e chiudere il circolo. Ufficialmente, il motivo è che la sede attuale, oltre che scomoda per via di una rampa di scale che non rende agevole l’accesso a persone con problemi di disabilità motoria, è troppo costosa affinché l’onere possa essere sostenuto dai venti membri del direttivo in primis e poi da qualche volenteroso degli oltre cento iscritti ma nei fatti, se si analizzano i passaggi effettuati con riunioni di direttivo convocati dall’attuale segretario, Nello Giansanti ed autoconvocati su richiesta del vice segretario Vittoria Marini, viene la tentazione di pensare che in fondo i numeri unitariamente esibiti per comporre l’organismo dirigente potrebbe essere formato da alcuni fantasmi inconsapevoli e che nei fatti il partito è ancora ostaggio di due anime contrapposte che non hanno ancora del tutto sotterrato l’ascia di guerra. D’altronde cosa porta a pensare un partito che con nuovo segretario e nuova classe dirigente che ha l’onere di riscattare la debacle delle ultime elezioni amministrative imponendo una linea politica nuova e di recupero di simpatizzanti e di consensi, non fa né opposizione in consiglio comunale, dove il risultato delle elezioni lo ha relegato né tantomeno fa un’inversione di rotta sposando le tesi della maggioranza, in un momento in cui, apertesi già le guerre di successione per il dopo Pascucci, alleva il suo interno il vice sindaco Zito già ben collocato nei ranghi extracomunali del partito ma non ancora “digerito” più che accettato per lo meno da una delle anime locali. Intanto mercoledì, le bandiere di viale Manzoni alle 18 sono sparite e il Pd a Cerveteri non ha più una sede. Rimane l’impegno d’onore non ancora ufficializzato del segretario Provinciale Maugliani che il primo settembre il Pd avrà una nuova sede e che si sarà trattato solo di un cambio di sede. Si ricomincia col mettere le “pezze”?

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