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''Ho semplicemente detto che la mia interrogazione non poteva che essere basata sulle notizie in mio possesso''

''Ho semplicemente detto che la mia interrogazione non poteva che essere basata sulle notizie in mio possesso''

Il senatore di Forza Italia Lucio Malan smentisce l'assessore ai Servizi Sociali di Ladispoli Lucia Cordeschi 

LADISPOLI – “Quando il 22 luglio scorso ho visitato la Casa Maria Ausiliatrice di Ladispoli, è giunta sul posto l’assessore Lucia Cordeschi, che ha voluto riferirmi, non su mia richiesta, alcuni aspetti della vicenda di “Sofia”, sulla quale ho presentato una interrogazione parlamentare”. “A fronte di quanto l’assessore mi riferiva, ho semplicemente detto che la mia interrogazione non poteva che essere basata sulle notizie in mio possesso”. A puntualizzare come stanno realmente le cose, dopo le dichiarazioni dell’assessore ai Servizi Sociali di Ladispoli, Lucia Cordeschi, sul caso della bambina allontanata dalla madre, è proprio il senatore di Forza Italia Lucio Malan. “Non ho ritenuto di fare alcun comunicato su tale visita, per rispetto a tutte le parti interessate”. “Ma ora che la cosa è all’attenzione del vostro giornale, devo spiegare che le notizie in mio possesso sono quelle basate sui documenti presentati in tribunale incluse le relazioni dei servizi sociali, quelle che fanno fede”. “Da tale documentazione risulta che la visita domiciliare è stata una sola, seguita, il giorno dopo, dall’allontanamento, con tanto di agenti in uniforme, della bambina dalla sua abitazione”. “Nelle relazioni non si parla di casa fatiscente e in degrado, ma di non meglio precisata presenza di sporcizia, cosa ben diversa. L’abitazione risulta peraltro essere in classe energetica A, dunque può forse essere sporca, ma non certo fatiscente”. “E se fosse stata “fatiscente” (cioè, secondo il dizionario italiano, “che cade in rovina”) sarebbe stato grave non dirlo nella relazione dei servizi sociali”. “Chi si assume la responsabilità di sottrarre una bambina alla propria famiglia deve avere adeguate motivazioni e queste vanno scritte in modo chiaro e subito nella documentazione ufficiale”. “E dalla documentazione risulta che la bambina è da 15 mesi sottratta alla madre per motivi ancora non comprovati e che comunque non giustificano il provvedimento”.”Aggiungo infine: il tribunale ha ordinato il 3 luglio la ripresa delle visite della madre alla bambina. Dopo 35 giorni questo non è avvenuto. Come mai per portare via “Sofia” a sua madre, senza ordine del magistrato, è bastato un giorno e non bastano invece 35 giorni per concedere alla madre, su ordine del magistrato, di rivederla dopo tre mesi?” “Ricordo che persino i boss mafiosi in regime di carcere duro hanno diritto a una visita al mese”.A essere ripresi sono infatti solo le chiamate tra madre e figlia.Mentre per quanto riguarda gli incontri, come spiegato anche dal legale della famiglia, l’avvocato Catia Pichierri, gli incontri con la bambina sono stati condizionati “alla sottoscrizione di una dichiarazione redatta unilateralmente dai servizi sociali senza la richiesta del tribunale”. Nella sottoscrizione sono due le condizioni a cui la madre di Sofia (nome di fantasia) deve sottostare per vedere la bambina: “La prima è che i colloqui avvengano solo in lingua italiana, nonostante la provenienza bulgara della famiglia”.”La seconda richiesta, invece, sancirebbe la presenza di uno psicologo e un assistente sociale durante gli incontri con la bambina”.”Solitamente – ha spiegato l’avvocato Pichierri all’agenzia di Stampa Dire – presenzia un educatore per agevolare gli incontri”.”Le due figure avrebbero invece una funzione dichiaratamente valutativa”. Funzione che come ha tenuto a precisare sempre il legale, il “tribunale ha assegnato a un Ctu per il 12 settembre prossimo”.  SEGUE

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