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Addio Bramucci, campione di umiltà

Addio Bramucci, campione di umiltà

 Il Ghepardo si è spento a 72 anni a causa di un male incurabile

di FABIO MARUCCI

CIVITAVECCHIA – L’ultima volta che la stampa ha parlato di lui risale al 2015. Fummo noi ad intervistarlo. Mi sentivo piccolo piccolo di fronte a un gigante del ciclismo del calibro di Nino Bramucci, uno che ne aveva di cose da raccontare. Una persona semplice, nessuna spocchia ma tantissimo orgoglio nel portare al collo quella medaglia d’oro conquistata con tanti sacrifici, da vero atleta. “Il Ghepardo” ci ha lasciato, se n’è andato un mese dopo il grande Felice Gimondi, che nel 1967 lo aspettava alla Salvarani in vista del Giro di Francia. Lo storico rivale di Eddy il Cannibale lo andò a prendere personalmente in una caserma della Cecchignola, lì Bramucci svolgeva il servizio militare. Poi un errore di valutazione da parte del civitavecchiese, di quelli che in gioventù si commettono con facilità e non se ne fece nulla. Scelse la Gris 2000 e poco tempo dopo, a ventiquattro anni chiuse la sua carriera da professionista. Lacrime e sudore, veloce come il vento in sella alla sua Coppi, passista scalatore di razza e cronometrista eccezionale. Gli appassionati di ciclismo di una certa età ricordano bene i suoi successi sportivi: medaglia d’oro preolimpica “Messico ‘68”, un’altra conquistata a Berlino, bronzo nel cronometro a squadre ai campionati del mondo del ‘68 a Montevideo. Tre i giri d’Italia ai quali ha partecipato. Il suo grande orgoglio, tuttavia è sempre stato l’oro preolimpico del ’68: ne polverizzò tre, uno di questi si chiamava Jempi Monseré. Il fenomeno belga sgranò gli occhi di fronte alle doti atletiche di Bramucci, pretese il suo cappellino autografato, diede al figlio il nome “Giovanni”, in onore del “Ghepardo”. Un male incurabile lo ha portato via a soli 72 anni. Settantatré li avrebbe compiuti a novembre. L’ultima scalata per Nino Bramucci, un campione di razza che è sempre rimasto se stesso e che nella vita ha sapientemente messo al primo posto l’umiltà. Addio Gherpardo, hai fatto cose eccezionali. 

(Nella foto di Francesco Cristini la consegna lo scorso anno alla Marina di una targa ricordo in occasione dei 50 anni dal conseguimento della medaglia di bronzo olimpica) 

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