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Due casi di meningite sul litorale romano

Due casi di meningite sul litorale romano

Fiumicino. Due donne sono state ricoverate al Grassi e trasferite allo Spallanzani, una in gravi condizioni. Avviata la profilassi dei familiari. I sanitari, come previsto nei casi di malattie infettive, hanno subito segnalato alle autorità i due casi. Avviate immediatamente le indagini epidemiologiche e gli accertamenti nei confronti delle famiglie

 

FIUMICINO – Due casi di meningite. Entrambi su donne, entrambi nella stessa notte, entrambi presentatisi al pronto soccorso dell’ospedale Grassi. Un plauso ai medici che hanno riconosciuto subito la patologia in atto, trasferendo le pazienti al presidio per le malattie infettive Spallanzani di Roma e attivando le procedure di indagine e profilassi previste in questi casi.
E’ successo la notte scorsa, tra sabato 2 e domenica 3 novembre. In due diversi momenti si sono presentate al pronto soccorso del Grassi pazienti che sono state trovate affette da meningite batterica. Entrambe denunciavano febbre alta e stato confusionale.
La prima paziente, residente a Ostia, è una cittadina di nazionalità filippina di 56 anni. Ha chiesto di essere visitata e l’indagine medica, condotta in collaborazione con gli specialisti dello Spallanzani collegati per via telefonica e telematica, ha subito evidenziato la presenza di meningite. Ancora più grave il secondo caso, registrato su una donna italiana residente a Dragoncello, diabetica di 74 anni. In questa seconda circostanza le condizioni della paziente si sono dimostrate molto gravi, al punto che si è dovuto procedere a sottoporre la donna a respirazione assistita. La malata è stata trasferita nel reparto di Rianimazione dello Spallanzani.
I sanitari, come previsto nei casi di malattie infettive, hanno subito segnalato alle autorità i due casi e sono state avviate immediatamente indagini epidemiologiche e accertamenti nei confronti dei familiari da sottoporre a profilassi.
La vicenda ribadisce l’importanza della vaccinazione contro lo pneumococco soprattutto su persone defedate, con barriere immunitarie deboli e a rischio di contagio.

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