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Il porto di Civitavecchia nel mirino della Dia

Relazione del primo semestre 2019 della Direzione investigativa antimafia: Lazio polo di attrazione per le organizzazioni mafiose

Relazione del primo semestre 2019 della Direzione investigativa antimafia: Lazio polo di attrazione per le organizzazioni mafiose


CIVITAVECCHIA – Le attività dei clan storici, ma anche il preoccupante aumento dei crimini ambientale. C’è questo, e molto altro, nel documento semestrale della Direzione investigativa antimafia relativa al primo semestre del 2019, dove sono analizzati l’attività dei gruppi storici della criminalità italiana, le novità rappresentate dalle azioni della mafia foggiana e, soprattutto, i reati ambientali “in preoccupante estensione” poiché coinvolgono “trasversalmente, interessi diversificati” e va ad “interferire sull’ambiente e sull’integrità fisica e psichica delle persone, ledendone la qualità della vita”. Spazio è riservato anche al Lazio. 
«La centralità geografica della regione e la compresenza di rilevanti interessi economici e politici – si legge nella relazione – fanno del Lazio un polo di attrazione per le organizzazioni mafiose. In questo senso, la presenza dell’aeroporto Internazionale Leonardo da Vinci, del porto di Civitavecchia e di importanti stazioni ferroviarie, facilitano gli spostamenti e le possibili interazioni criminali tanto sul piano nazionale che estero».
A ciò, ha scritto la Dia, «si aggiunga come, nel 2018, il sistema portuale regionale (Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta) – ancora – abbia fatto registrare un aumento del 14,8% del traffico di container e del 4,2% dei passeggeri. Un incremento che ha riguardato anche il traffico aeroportuale di merci». 
Le indagini sulla criminalità nel Lazio hanno svelato, secondo quanto emerge dalla relazione semestrale della Dia, l’esistenza di una vera e propria piovra che allunga i propri tentacoli fino a “importare” i clan di ‘Ndrangheta e Camorra, con legami con la famiglia Casamonica.
«Gli interessi della camorra sono ben evidenti anche sul litorale romano – si legge ancora nella relazione – e una delle ragioni di tale radicamento è da ricercare sicuramente nella contiguità geografica. Proprio in alcune zone del litorale laziale – tra cui spiccano il municipio di Ostia e alcuni quartieri della Capitale – si sono stanziati gruppi criminali dove il metodo mafioso continua ad esprimersi attraverso il tradizionale controllo del territorio».
«Secondo il Procuratore Capo facente funzioni della Procura di Roma – ancora la Dia – nella Capitale “funzionano contemporaneamente” centinaia di piazze di spaccio, operative h24, dove viene garantito il controllo del territorio grazie all’uso di sentinelle, ostacoli mobili e fissi, telecamere ed edifici particolari. Da ultimo, va considerata anche una consistente presenza di criminalità straniera. Lo sfruttamento della prostituzione risulta per lo più ad appannaggio di gruppi criminali romeni e della mafia nigeriana. Rapine e furti sono, invece, prerogative dei sodalizi albanesi. La loro spietatezza e le loro forme cruente di violenza hanno, nel tempo, indotto le mafie tradizionali ad avvalersene, in particolare per le fasi terminali dei traffici di stupefacenti».
 

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