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L’emendamento a favore della finanza dissestata potrebbe aiutare altre 285 cittadine in default

La clausola sul decreto Milleproroghe voluta dal sindaco Tidei e presentata da Zingaretti continua a far parlare

La clausola sul decreto Milleproroghe voluta dal sindaco Tidei e presentata da Zingaretti continua a far parlare


SANTA MARINELLA – L’emendamento presentato da Tidei attraverso il segretario del Pd Zingaretti per inserire una clausola sul decreto Milleproroghe che consente ai Comuni in dissesto di non pagare il fondo di solidarietà, sarebbe il primo intervento concreto in Italia a favore della finanza pubblica dissestata. Il caso Santa Marinella può aiutare altre 285 cittadine in default. Il provvedimento tende a sospendere il contributo a quei Comuni che sono in dissesto finanziario fino al loro rientro “in bonis” con l’impegno alla successiva restituzione in 10 o 20 anni. Per Santa Marinella significherebbe mettere a posto i conti in un colpo solo, basti pensare che lascia ogni anno allo Stato, 7,5 milioni di euro relativi all’Imu e che per rientrare ne servono solo 2,8. Per ripianare tutti i debiti circa di 15 milioni. Il cosiddetto default è un male diffuso di cui la politica finora ha parlato poco volentieri e l’emendamento Tidei sarebbe, invece, il primo intervento concreto in Italia a favore della finanza pubblica dissestata affermando un principio realmente innovativo e solidaristico. Ma si tratta di un provvedimento altamente innovativo che si muove in un quadro particolarmente complesso. Sono sei milioni gli italiani che vivono in Comuni dissestati, con le tasse al massimo e dovendo pagare in tutto o in parte i servizi comunali come mense e scuolabus. Quattro milioni di loro vivono in 285 centri al di sotto dei 50mila abitanti in cittadine, dunque, simili a Santa Marinella. La maggior parte di loro usufruisce del fondo di solidarietà. Santa Marinella che invece contribuisce al fondo è in netta minoranza. Ma ci si muove tra stretti paletti. Anzitutto l’esigenza di non introdurre norme che in qualche modo incoraggino i Comuni a usare il dissesto come una sorta di “vizietto”. Il fallimento pilotato consentirebbe infatti di accantonare i debiti ridotti dal 40 al 60%, aprire una nuova gestione con deficit iniziale che verrebbe sanato l’anno dopo con l’intervento a spese dei Comuni virtuosi. Davvero troppo comodo. Per evitare questo l’intervento del fondo è stato concepito come un mero prestito. Per non sottrarre risorse effettive agli altri Comuni, inoltre il prestito verrebbe finanziato attingendo alle nuove risorse che l’erario mette a disposizione del fondo, che complessivamente quest’anno ammontano a cento milioni. Questo ovviamente limita le possibilità di intervento e costringe a restringere anche il perimetro di intervento. L’attuale emendamento si rivolge quindi solo ai Comuni in dissesto al di sotto dei cinquantamila abitanti e che “contribuiscono” al fondo, sulla base del deficit del primo bilancio riequilibrato, con un criterio economico preciso e non ad esempio in proporzione al numero degli abitanti. 

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