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Remdesivir, a giorni i dati

Remdesivir, a giorni i dati

CORONAVIRUS Il programma coinvolge 1700 pazienti nel mondo


“Sono attesi a breve i primi dati di efficacia e tollerabilità del remdesivir nei malati di Covid-19”. Risultati relativi a un maxi programma di uso compassionevole che coinvolge “1.700 pazienti nel mondo, centinaia in Italia”. Lo spiega Valentino Confalone, Vice President e General Manager di Gilead Italia, che con fa il punto sull’impegno dell’azienda in questa emergenza coronavirus. E’ dai laboratori della compagnia californiana che arriva infatti l’arma giudicata da più parti “la più promettente” contro il nuovo coronavirus: remdesivir, farmaco sperimentale inizialmente concepito come anti Ebola, che ha dimostrato in passato effetti positivi contro altri patogeni della stessa famiglia del Sars-CoV-2: i virus della Sars (sindrome respiratoria acuta grave) e della Mers (sindrome respiratoria medio-orientale). Sul remdesivir “sono in corso in questo momento diversi studi e quasi tutti coinvolgono anche centri italiani – ricorda Confalone – Ci sono due trial Gilead che interessano 12 centri italiani”, individuati con l’Agenzia italiana del farmaco Aifa e la Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali), per i quali “ci attendiamo i primi risultati verso l’inizio di maggio. Ci sono poi altri due studi del Niaid (National Institute of Allergic and Infectious Diseases) americano e dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). In più abbiamo un programma di uso terapeutico”, modalità più veloce rispetto all’uso compassionevole ‘puro’, individuale. Il programma di uso terapeutico coinvolge “altri 10 centri italiani”, precisa il manager sottolineando che “per tutti questi studi nel loro complesso il farmaco è fornito gratuitamente”. “Capire se remdesivir funziona, se è efficace e sicuro nei pazienti Covid, è per noi la priorità assoluta”, puntualizza Confalone “impaziente” di visionare, “veramente a giorni, i primi risultati sui malati coinvolti nel programma di uso compassionevole”. Pazienti che “non possono aspettare – evidenzia – che non hanno alternative terapeutiche e sono a rischio di vita.

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