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CNA: “Acconciatori, estetisti e servizi alla persona, e restauratori di beni culturali devono riaprire subito”

CNA: “Acconciatori, estetisti e servizi alla persona, e restauratori di beni culturali devono riaprire subito”

CIVITAVECCHIA-VITERBO – Nel Dpcm annunciato ieri da Conte non si fa menzione alcuna di una possibile data di riapertura per le imprese di acconciatura ed estetica, situazione che desta sconcerto e rabbia tra gli operatori del settore, la cui assenza tra le nuove misure per la fase 2 lascia intendere uno slittamento del riavvio a giugno per questo tipo di attività. “Tutto questo è intollerabile, affermano unanimemente CNA nazionale e CNA Viterbo e Civitavecchia – il prolungato fermo rappresenta una condanna a morte per l’intero settore, che con 135mila imprese e oltre 260mila addetti, partecipa in maniera determinante all’economia italiana, oltre ad essere essenziale per garantire il benessere della popolazione. Suona incomprensibile come nei loro confronti ci sia una totale disattenzione da parte del governo. Chiediamo che acconciatori ed estetiste possano riprendere a breve la loro attività. Il comparto, a tutela di clienti e dipendenti, può già offrire tutte le garanzie necessarie a riaprire saloni di acconciatura e centri estetici nella massima sicurezza, rispettoso delle più rigorose norme e procedure igienico-sanitarie”. Per CNA se il governo ritiene che debbano essere definite ulteriori condizioni, che le definisca subito per consentire di riaprire al più presto. Le imprese sono ormai allo stremo delle forze e le loro condizioni finanziarie sono così gravi da destare preoccupazione anche sul fronte della tenuta sociale a causa della prolungata chiusura.

Giudizio negativo per l’associazione anche per il mancato via libera alla fase 2 per le imprese di restauro di beni culturali, inquadrate con il codice Ateco 90.03.02. “Una decisione che cozza contro ogni logica, – rimarcano dall’associazione -visto che si tratta perlopiù di attività che si svolgono in cantiere o in laboratorio, senza alcun contatto con il pubblico, generalmente con un numero ridotto di addetti per ciascuna unità produttiva e con ampie possibilità di distanziamento sociale. Il rischio di trasmissione del virus Covid-19 risulta analogo, se non inferiore, a quello dei cantieri edili e di molte attività industriali, la cui riapertura è invece consentita dal nuovo decreto del presidente del Consiglio”. Per i restauratori di CNA si tratta di una superficialità, un’approssimazione nell’elaborazione delle scelte tecnico-politiche su cui si sta procedendo, per questo chiedono una immediata rettifica dell’allegato 3 al decreto, con l’inserimento delle aziende di conservazione e restauro di beni culturali tra quelle autorizzate a riprendere le attività il 4 maggio. “L’errore – secondo CNA – è stato compiuto dalla Commissione Tecnico Scientifica, che nel documento pubblicato il 23 aprile ha assegnato al codice Ateco 90 un livello di rischio 4 ovvero di ‘probabilità alta’ (lavoro effettuato in stretta prossimità con altri per la maggior parte del tempo), senza verificare la specificità dell’attività di restauratore, simile a quella del cantiere edile, visto peraltro che i restauratori applicano ai dipendenti il contratto collettivo nazionale dell’edilizia. Non è infatti la generica appartenenza al cluster di codifica Ateco 90, all’interno del quale sono classificate moltissime attività legate alla cultura, che identifica il tipo di attività economica e le caratteristiche dei suoi processi produttivi ai fini del rischio di contagio”.

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